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Archeologia

Musei Capitolini

Vivere alla greca

«I giorni di Roma», cinque mostre in cinque anni. Dal 13 marzo il fascino dell'arte greca e l'ascesa di Roma

Testa di Apollo, I secolo a.C.-Età augustea, terracotta, Roma, Museo Antiquariun del Palatino

Roma. Con «L’età della conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma» in programma dal 13 marzo al 26 settembre ai Musei Capitolini parte il progetto «I Giorni di Roma», una rassegna in cinque mostre che intende raccontare da qui al 2014 l’arte romana dalla fine del III secolo a.C. agli inizi del IV d.C. Il ciclo si propone di fornire una chiave di lettura semplice ma allo stesso tempo scientificamente rigorosa dell’evoluzione della cultura figurativa romana, a cura di due noti studiosi come Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, direttore dei Capitolini. Il progetto prevede 3 mostre storiche e 2 tematiche. «L’età della conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma», con allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli, è la prima, incentrata sull’ascesa di Roma dalla tarda età repubblicana alla creazione dell’Impero (fine III-I sec. a.C.). Seguono nel 2011 e 2012 affondi tematici dedicati a due aspetti da sempre riconosciuti come peculiari della creatività artistica romana: «Il volto dei potenti. Il ritratto romano tra Repubblica e Impero», dove il genere presto autonomo dalla matrice greca raggiunge un livello altissimo «capace non solo di raffigurare in modo magistrale l’effettiva fisionomia dei Romani, spiega La Rocca, ma anche di trasmettere un messaggio politico attraverso una sapiente scelta di moduli espressivi», e «Costruire un Impero. L’architettura come rappresentazione di potere» sul tema, difficile da illustrare, delle grandi imprese costruttive. Chiudono il ciclo nel 2013 e 2014 altre due mostre storiche dedicate rispettivamente a «L’età dell’equilibrio. L’arte romana durante il principato di Traiano e di Adriano», ovvero il momento culminante di apoteosi e pacificazione dell’Impero durato circa un secolo, e «L’età dell’angoscia. L’arte romana tra Marco Aurelio e Diocleziano» quando l’Impero inizia a collassare e le spinte periferiche fanno vacillare il centro del potere.
Le mostre hanno uno stesso schema che meglio permette di indagare i rapporti tra forme artistiche, società e committenza: la rappresentazione del sacro, quella delle classi aristocratiche e medie, i costumi funerari, gli stili di vita e le decorazioni di case e ville nobiliari, e così via. Il primo appuntamento approfondisce il periodo immediatamente dopo le campagne di conquista in Grecia, fondamentali per l’identità culturale e artistica di Roma antica. «Graecia capta ferum victorem cepit, et artes intulit agresti Latio», recitava Orazio. «In Roma, scriveva in L’arte dell’età classica Giovanni Becatti, l’apporto ellenistico stenterà più che altrove ad essere accolto e assimilato ma finirà per trovarvi poi il più grandioso sviluppo e l’opera più valida, dando vita alla creazione dell’arte romana». La mostra, piena di capolavori, parte dagli «dei e santuari», col grande frontone di san Gregorio dei Capitolini, la Galatomachia del fregio di Civitalba da Ancona, importanti statue di culto, acroliti da Atene e Copenaghen, la bella serie di Muse fittili del British Museum. Seguono i «monumenti onorari» con le superbe statue di generali da Formia, Cassino e Foruli, e il confronto tra diverse iconografie come per i ritratti di Emilio Paolo da Tirana e Palazzo Massimo a Roma. «Vivere alla greca» che dà conto della penetrazione del gusto ellenico in ogni ambito, compresi tavoli, crateri, vasellame, candelieri e statue. I «costumi funerari» dove i Romani sembrano rimanere più legati alle tradizioni. In tutto quasi 100 opere. Catalogo Skira.
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Federico Castelli Gattinara , da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010


  • Rhyton di Pontios, marmo, h 112 cm,Roma, Musei Capitolini
  • Spinario (particolare), bronzo, h 73 cm,   Roma, Musei Capitolini
  • Frontone di Luni (Apollo, Luna e le Muse), terracotta, h 122 cm, Firenze, Museo Archeologico Nazionale
  • Erma di Dioniso, bronzo, h 103 cm, Tunisi, Musée National du Bardo

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