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Opinioni & Documenti

Gli amici dei mostri

Protesi per palafitte

Caro Luccardini, 
«Di strutture così sulle spiagge ce ne sono tante» mi hai detto quando hai visto questo affare. È vero, ma vale la pena di guardare. La foto mostra molte cose (che bella, la realtà, anche se solo catturata in un’immagine). I pilastrini, le palafitte, non sono tutti eguali. Quindi le baracche sono cresciute in più riprese. Magari tutto è iniziato con una «struttura provvisoria e amovibile», lungo la strada. Con una modesta concessione demaniale per un’opera di facile rimozione, come si dice in termini tecnici, si è così salpati verso il mare aperto. Bello è lo sbalzo finale. Ardito e slanciato. Proteso verso l’ignoto ha tutto della gioventù. Anche la verandina gialla. Anche se dopo l’adolescenza, la stessa ormai frusta e pronta a mutare condonerà, pardon, si trasformerà in un bel volume fatto e finito. Nel frattempo qualcosa bisognerà fare per la vecchia palafitta, magari un po’ di ricostituente. «Iniezioni di cemento» il geometra ha detto «sono la cura migliore». Con slancio. 
Gaggero


Caro Gaggero, 
È vero, siamo abituati a vedere lo slancio di tali strutture sull’acqua e niente potrebbe essere da noi addotto per inserirle nello zoo dei mostri edilizi. Molto perverso ci sembra, tuttavia, l’atteggiamento acrobatico che assumono gli addetti ai lavori quando si accingono a perfezionare tali impianti. Con sprezzo del pericolo e del ridicolo realizzano protesi e superfetazioni tutte improntate alla palese violazione del buonsenso strutturale (esili pilastrini, tiranti sull’orlo dello schianto, tubicini votati alla ruggine, teli pronti a squarciarsi nel fortunale). I clienti non sono da meno: più è ardita la forma, meglio è gradito l’accesso. Nessuno però si arrischierebbe a entrarci durante una burrasca. Dunque la fatale attrazione emanata da tali strutture è questa: domani potrebbero essere spazzate via da uno starnuto della Natura ma oggi, che il tempo è buono, andiamoci sopra e proviamo l’emozione delle vibrazioni e dei cigolii che rendono tutto precario. Il ristorante che vediamo ha perciò un motivo in più per essere preferito e ti confesso che presto ci andrò anch’io.
Luccardini

Gaggero & Luccardini, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010



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