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Opinioni & Documenti

Il criptico d’arte

Candida senza candore

Höfer, ti amavo quand’eri maligna e becheriana, ora ti sei convertita alle bellurie della foto documentaria

La Biblioteca Riccardiana (2008) secondo Candida Höfer

Qualche anno fa eri un pezzente se non ti eri fatto ritrarre da Clegg & Guttmann o da Thomas Struth. I tuoi genitori, d’altronde, o una faccetta messa lì da Warhol o la condanna all’anonimato eterno. I nonni ambivano a Van Dongen, che prima era, recita una battuta velenosa di André Salmon, «un vero fauve», poi ha riscosso la stock option diventando un «frequentatore di principesse». Funziona così da secoli, d’altronde. Ma che oltre alle persone ambiziose e ufficiali, per le quali la firma del ritrattista è un vero e proprio status symbol e un certificato di garanzia (una controprova? Persino il riottoso Manzoni e il mistico Rosmini non si sottraggono alla noia delle pose per Hayez, perché essere ritratti da lui si deve) adesso la stessa cosa capiti anche ai luoghi, mi pare una faccenda veramente divertente. Son qui che mi guardo le foto che Candida Höfer ha fatto a Firenze, e il pensiero mi corre proprio alle damazze che bramavano le polaroid vischiose e la pittura veloce di Warhol. Pensiero birichino, certo, ma giustificato.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010

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