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Intervista

Tandem al Castello di Rivoli

Artisti, venite a noi

Bellini & Merz propongono una nuova strategia espositiva, una comunicazione rinnovata, eventi dentro e fuori il museo e l’archivio dell’Arte povera. Ma il 2010 sarà un anno di transizione: «Non abbiamo trovato nessuna mostra in programma»

Andrea Bellini

rivoli (to). Dopo una lunga e articolata fase istruttoria per l’individuazione del nuovo direttore, aperta a consulenti e curatori internazionali, e qualche polemica (cfr. lo scorso numero, p. 1), il Castello di Rivoli ha individuato nel tandem Andrea Bellini e Beatrice Merz i successori di Rudi Fuchs, Ida Gianelli e Carolyn Christov-Bakargiev. Il «nuovo» museo di arte contemporanea, per cui la Regione Piemonte, socio forte, ha chiesto maggiori apertura e visibilità, sta nascendo.
Quali sono le linee principali del vostro progetto? Ci sono state sostanziali modifiche tra quello presentato dal solo Bellini al CdA del Castello durante la selezione?
Beatrice Merz Il nostro metodo di lavoro, al momento, è quello di integrare la griglia del progetto già presentato con ulteriori dettagli, approfondimenti e contenuti che vicendevolmente ci sottoponiamo.
Andrea Bellini Stiamo sviluppando insieme il programma del prossimo triennio sulle linee del progetto da me presentato. Sarà una sintesi delle nostre diverse sensibilità. È molto articolato: comprende ovviamente la strategia espositiva, un nuovo piano di comunicazione, un programma relativo agli eventi dentro e fuori il museo e una serie di iniziative a lungo termine, come la costituzione di un archivio dell’Arte povera.
Come prevedete che il Castello di Rivoli parteciperà alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
AB e BM Abbiamo un progetto preciso per il 2011, dobbiamo tuttavia ancora vedere se e come sarà compatibile con gli altri appuntamenti in programma, come la terza edizione della Triennale di Torino e la mostra dell’Arte povera a cura di Germano Celant, che si svolgerà anche a Venaria e alle Ogr.
Si è molto parlato di una possibile divisione dei ruoli e delle competenze: a Bellini mostre e le attività per la collezione. Siete arrivati a una definizione dei ruoli?
AB In linea di massima io mi occuperò delle mostre e delle attività e Beatrice della collezione, e di diverse altre cose. Ma vorrei precisare che tutte le decisioni saranno assunte in modo collegiale. Noi vogliamo suddividere i ruoli per essere più incisivi e rapidi, ma non pensiamo certo di dividere la direzione in compartimenti stagni.
BM Le nostre esperienze ci portano automaticamente a dividerci e a occuparci di settori diversi. Io mi occuperò in particolare dei riallestimenti e  della movimentazione della collezione e dell’editoria, ma l’intero progetto scientifico è condiviso.
Su quale budget potete contare? Al nuovo direttore, il CdA ha espressamente chiesto un progetto dettagliato di fund raising.
AB e BM Il budget per le attività purtroppo non è molto alto, dobbiamo quindi darci da fare e trovare nuovi fondi. Il dovere del direttore di un museo è anche questo: all’estero i nostri colleghi impegnano la maggior parte del loro tempo proprio nella ricerca di finanziamenti.
Che cosa portate dalle vostre precedenti esperienze, sia professionali sia di tipo privato? Andrea Bellini, di giornalista, curatore e direttore di Artissima; Beatrice Merz grazie alle frequentazioni personali e famigliari, e come presidente della Fondazione Mario Merz.
AB Ovviamente portiamo con noi tutta la nostra storia. A me piace l’idea che abbiamo storie diverse alle spalle, questo può essere il valore aggiunto di una doppia direzione.
BM Credo che le nostre diverse esperienze si debbano sommare per produrre energia. Ognuno di noi può essere il valore aggiunto dell’altro.
Andrea Bellini, qual è il suo consuntivo, dopo tre anni alla guida di Artissima? Come l’ha trovata, come la lascia?
AB All’estero oggi tutti parlano di Artissima come una delle fiere più originali e interessanti d’Europa. Credo di lasciare una fiera con una fisionomia ben precisa e in piena crescita dal punto di vista del prestigio internazionale. Io penso che con il neodirettore Francesco Manacorda sia possibile qualsiasi tipo di collaborazione: tra di noi c’è massima sintonia.
Beatrice Merz, quali le esperienze maturate nel corso della sua carriera e in particolare da presidente della Fondazione Merz, che ritiene utili per l’incarico a Rivoli?
BM Avere diretto una casa editrice specializzata in arte contemporanea per più di vent’anni (Hopefulmonster, Ndr) e fondato e presieduto la Fondazione, che ha al suo attivo 5 anni di attività espositiva, mi hanno permesso di accumulare una grande esperienza gestionale e organizzativa; inoltre, ho avuto modo di lavorare con numerosi artisti, curatori e storici dell’arte di diverse generazioni: contatti e relazioni preziose che sono state di grande insegnamento.
Quali le vostre esperienze specificamente «local» e quali «global», categorie utilizzate dal presidente del Castello Giovanni Minoli?
AB e BM Local e global sono solo degli slogan, e in quanto tali lasciano il tempo che trovano. Abbiamo entrambi esperienze internazionali, e fortunatamente conosciamo tutti e due il territorio nel quale operiamo.
Andrea Bellini, quale impressione ha avuto dall’incontro con Jens Hoffmann, quando ancora si ipotizzava la vostra direzione congiunta?
AB Ho avuto la sensazione che la direzione a due può rappresentare, in alcuni casi, un grande rischio. 
Beatrice Merz, lei è stata indicata tra i «saggi» a cui sono state chieste indicazioni per stilare la famosa lista nella quale individuare il nuovo direttore. Quali sono i nomi da lei proposti?
BM È stato chiesto a me e agli altri «saggi» di mantenere la massima riservatezza sui nomi fatti e sull’intera lista per rispettare i possibili candidati.
Che cosa pensate di conservare delle gestioni precedenti, e dove sono invece margini di rinnovamento nel ruolo e nella percezione complessiva del Castello di Rivoli?
AB e BM Rivoli ha una storia straordinaria che va tutelata e salvaguardata in quanto rappresenta l’immagine stessa del museo. Detto questo, pensiamo anche che esistano i margini per rafforzare il prestigio di Rivoli a livello locale e internazionale, quindi sia dal punto di vista dell’attività culturale in generale, sia dal punto di vista della strategia espositiva.
Prevedete collaborazioni con curatori, istituzioni o artisti italiani e internazionali? Quali potete già annunciare?
AB e BM Certo il progetto prevede la collaborazione con diversi progetti internazionali. Non appena avremo definito i rapporti con loro potremo comunicarne nomi. Il 2010 sarà comunque un anno di transizione, molto difficile dal punta di vista logistico: non abbiamo trovato mostre in programma, dobbiamo quindi agire velocemente.
Qual è la grande antologica dei vostri sogni? Quale il primo omaggio a un grande dell’arte contemporanea? Quale il giovane che non è mai stato a Rivoli che vorreste avere?
AB e BM Ci sono molti artisti che vorremmo vedere a Rivoli, sia di grande e consolidato prestigio internazionale sia più giovani. Ma quello che ci preme dire oggi, più del fare nomi, è che è nostra ferma intenzione lavorare con loro sia nella costruzione delle mostre sia nei riallestimenti della collezione. Insomma: per la costruzione della nuova identità del museo sarà fondamentale il rapporto diretto con gli artisti, che saranno coinvolti nell’attività complessiva del museo.
© Riproduzione riservata

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010



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