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Fotografia

Parigi

Lo stivale su carta

Nascita e trionfo del negativo nell’Italia di metà Ottocento

Vero Veraci, Perdeo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini  © FratelliAlinari                                                                       © FratelliAlinari

parigi. Gilles Chazal, direttore del Petit Palais, con la mostra «L’elogio del negativo, gli inizi della fotografia su carta in Italia 1846-1862» (dal 18 febbraio al 2 maggio, a cura anche di Anne Cartier-Bresson, Monica Maffioli e Susana Galleg, in collaborazione con la Fondazione Museo della Fotografia Alinari di Firenze, dove la mostra sarà in autunno) illustra l’emergere di una tecnica che sconvolse le pratiche artistiche. Negli anni ’40 dell’800, il negativo su carta inaugura l’era della riproducibilità dell’opera d’arte. L’Italia è al centro di questa rivoluzione, perché è qui che pionieri e appassionati, cioè professionisti dell’immagine ma anche ricchi stranieri amanti del Grand Tour, si incontrano e definiscono un nuovo modo di percepire e utilizzare le immagini. Attraverso 140 opere, tra negativi e tirature d’epoca, molte presentate al pubblico per la prima volta, la mostra ripercorre l’avventura di una tecnica che, dal suo apparire fino alle mutazioni tecnologiche degli anni 1860-80, porta la fotografia nel campo dell’industria. Le prime immagini di paesaggi e architetture italiane sono dei dagherrotipi, realizzati con la nuova tecnica presentata all’Accademia di Parigi da Louis-François Arago il 7 gennaio 1839. Qualche giorno dopo, il 31, William Henry Fox Talbot illustrava alla Royal Society di Londra un altro procedimento fotografico, non più su metallo ma su carta: la tecnica, battezzata talbotipo o calotipo, ha il vantaggio di permettere la riproduzione delle immagini. George Wilson Bridhes e Calvert Richard Jones, amici di Talbot, partono per l’Italia nel 1846 con questo materiale. Negli anni ’50 dell’800 nasce la Scuola romana di fotografia, attorno a un piccolo gruppo internazionale che si riunisce al caffè Greco. Tra gli italiani emerge Giacomo Caneva. La tumultuosa storia d’Italia in pieno Risorgimento viene raccontata facendo ricorso al negativo su carta. Stefano Lecci, per esempio, fotografa la caduta della Repubblica romana, Alphonse Davanne e James Graham si interessano a Napoli e ai siti archeologici di Paestum, Gustave Le Gray ripercorre il periplo di Garibaldi nel sud Italia. Il negativo su carta perderà poco per volta terreno, a favore di nuove tecniche. È il momento in cui la fotografia si industrializza, e  nascono i primi grandi editori, i fratelli Alinari a Firenze o Gioacchino Altobelli a Roma.
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Anna Maria Merlo, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010



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