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Una vera forza della natura

Claudia Gian Ferrari


Claudia Gian Ferrari era una vera forza della natura: infaticabile, battagliera, dotata di un carattere fortissimo (per taluni un cattivo carattere, ma non era così). In una parola, indomita. Domata solo da una malattia che alcuni anni fa sembrava aver sconfitto (tanto da riprendere a viaggiare per il mondo, a lavorare senza tregua, a partecipare alle fiere, a studiare e a darsi senza risparmio alla sua professione di studiosa del Novecento e di gallerista di primissimo rango) ma che l’ha uccisa il 24 gennaio scorso, a 64 anni soltanto, nella sua casa milanese. Ed è impossibile ricordare senza gravi omissioni tutto ciò che ha fatto per il mondo della cultura, non solo italiana. Figlia e nipote d’arte, era nata da Ettore Gian Ferrari, uno dei più importanti galleristi italiani del XX secolo, e da Alba Bortolotti, figlia dello scultore Timo. Era storica dell’arte (fra i più autorevoli studiosi, se non la più autorevole, di Sironi; di Arturo Martini, di cui aveva cocurato il catalogo ragionato e presieduto l’associazione degli Amici, a tutela della sua opera; di Filippo de Pisis, Fausto Pirandello e di altri maestri del tempo), curatrice di mostre internazionali e gallerista: prima con il padre, poi da sola, aveva guidato la galleria di famiglia coltivando dapprima il Novecento storico, per poi volgersi verso il contemporaneo, mostrando una consapevolezza e un intuito rari in chi, come lei, si era formata in un altro ambito. Ma era soprattutto una collezionista di gusto superlativo e di grande generosità: la sua collezione di opere del Novecento italiano, donata al Fai, è allestita a Milano in Villa Necchi Campiglio, una dimora progettata da Piero Portaluppi negli anni Trenta divenuta grazie ai suoi capolavori una delle più affascinanti case museo italiane, mentre aveva destinato al MaXXI di Roma i pezzi più significativi della sua raccolta di arte contemporanea e altri, non meno importanti, erano andati al Macro. Un’eredità che perpetuerà il suo nome e il suo ricordo, come aveva fermamente voluto.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010


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