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Cresci filosofo del Bello

Mario Cresci, «Opus Gypsicum», Bergamo, Accademia Carrara, 1996

La mostra «Mario Cresci. Forse Fotografia. Attraverso l’Arte», alla Pinacoteca Nazionale di Bologna fino al 31 gennaio è il primo episodio di un progetto, ideato da Luigi Ficacci, che comprende due ulteriori momenti espositivi: uno a Roma, all’Istituto Nazionale per la Grafica, e uno a Matera, al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Ogni mostra presenterà un’antologia comune di oltre 90 opere cui si aggiunge per ogni sede espositiva un nucleo di lavori inediti realizzati site specific. A Bologna è la Pinacoteca Nazionale stessa l’oggetto dell’elaborazione di Cresci e il luogo della specifica realizzazione di opere. I dipinti della collezione, la loro discendenza dall’Accademia di Belle Arti e il rito della contemplazione hanno ispirato la sua creatività e prodotto il percorso dei suoi interventi installativi. Il lavoro in Pinacoteca si riallaccia all’attività che Cresci ha intrapreso alla fine degli anni Ottanta, in cui nel ricorso all’ideale dell’arte e alla riflessione sulla sua storia ha individuato un modo originale per coniugare l’assoluto con la concretezza della materia.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 304, dicembre 2010

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