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Archeologia

Emilia-Romagna

Le amazzoni di Forlì

Sotto il nuovo carcere i resti di due donne guerriere

Uno dei due scheletri femminili con un pugnale all’altezza del bacino

Forlì. Gli scheletri di due giovani donne guerriere, amazzoni dell’antichità, armate di asce e pugnali, accanto a vasi e ornamenti preziosi: un raro diadema d’argento e un cinturone in metallo. Una scoperta eccezionale, avvenuta per caso, durante gli scavi per la costruzione del nuovo carcere di Forlì. Nelle 74 tombe della più grande necropoli preistorica dell’Emilia Romagna (più di 4mila anni fa), giovani uomini e donne, bambini. Sette più importanti delle altre: guerrieri e cacciatori con le loro armi in bronzo e rame, frecce e una faretra. Tra queste, sorpresa, due appartengono a giovani donne: «Mai visti prima in Italia resti femminili con un corredo di grandi asce e pugnali adatti alla caccia ma soprattutto alla guerra, comprese impugnature di armi da combattimento in metallo di ottima fattura che dimostrano l’alto rango di queste donne, il loro ruolo di comando, la posizione paritaria rispetto agli uomini sepolti accanto a loro. I resti hanno l’età del famoso Oetzi, l’uomo di Similaun», spiega l’archeologa della Soprintendenza dell’Emilia-Romagna Monica Miari, responsabile scientifica degli scavi.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 304, dicembre 2010


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