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Introspezioni nell’inconscio

Gauguin non solo rivoluzionò l’arte, ma fu anche uno straordinario narratore di sentimenti

Paul Gauguin, «Nevermore O Tahiti», Londra, Courtauld Gallery

Tutti conoscono la storia della vita di Paul Gauguin. Come il borghese mediatore di borsa, uomo di famiglia e pittore dilettante abbandonò moglie e figli per vivere in un’isola paradisiaca dei mari del Sud, dove sviluppò un linguaggio visivo così rivoluzionario da abbracciare tutta l’arte del XX secolo. Simbolismo, Primitivismo, Fauvismo, Espressionismo e Astrattismo, sarebbero stati impensabili senza di lui.
Questa, comunque, è la leggenda, in gran parte vera, tranne il fatto che la Polinesia non fu un paradiso e che la svolta di Gauguin avvenne molto prima del suo primo viaggio a Tahiti. Nella «Visione del sermone» dipinto nell’estate del 1888 a Pont-Aven, egli abbandonò illusione pittorica, profondità, atmosfera e ombre per creare una scena piatta in cui collocare, coraggiosamente disegnate, forme semplificate in una tavolozza di colori primari non modulati.
La colossale esposizione «Gauguin inventore del mito», alla Tate fino al 16 gennaio (sponsorizzata dalla Bank of America Merill Lynch), ci racconta ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Richard Dorment, da Il Giornale dell'Arte numero 303, novembre 2010


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