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Turner ridotto a una macchia

«Romantics», come è denominato il nuovo allestimento della Clore Gallery della Tate Britain, è un vero disastro

Richard Dadd, «The Fairy Feller’s Master-Stroke», 1855-64, Londra, Tate Britain

Sarà interessante vedere se la nuova direttrice della Tate Britain, Penelope Curtis, potrà fare qualcosa per il destino della Clore Gallery. Questo museo nel museo, che ospita il lascito alla nazione di più di 300 dipinti a olio di Turner e di oltre 20mila opere su carta, aprì nel 1987 in un coro di critiche. In effetti, l’edificio in sé non è così male; il problema è che l’architetto James Stirling ha collocato il meglio esattamente nel posto sbagliato: a lato della galleria originale del 1897. Il posizionamento del nuovo edificio ha così distrutto l’integrità del resto della collezione, vanificando la capacità della Tate di raccontare la storia dell’arte britannica in ordine cronologico. Comunque si allestisca ora la collezione permanente è impossibile inserire Turner nel posto che gli appartiene, esattamente in mezzo, circondato dalle opere degli artisti che imitò, con cui fu in competizione e che ispirò. Io ero quindi favorevole all’idea di una riorganizzazione della Clore Gallery che mettesse Turner a fianco di contemporanei come David Wilkie, Samuel Palmer, Richard Dadd e William Etty.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Richard Dorment, da Il Giornale dell'Arte numero 302, ottobre 2010


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