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Vernissage

Venezia

Il poster dei sospiri

Bastano 40mila euro al mese (meno di due pagine di pubblicità su un quotidiano per un giorno) per «cancellare» Palazzo Ducale e Piazza San Marco con giganteschi cartelloni pubblicitari

L'allestimento dell'ennesimo cartellone sul Museo Correr. Foto Stefano Manca

Venezia è «ostaggio» delle maxipubblicità che ricoprono i ponteggi delle facciate in restauro dei monumenti di Piazza San Marco, dal Palazzo Ducale alla Biblioteca Marciana, illuminate anche di notte per garantire il massimo ritorno ai marchi delle aziende che li affittano. Il prezzo è tutto sommato modico, circa 40mila euro al mese per ricoprire per circa tre anni parte della facciata esterna del Ducale che si affaccia sul Molo, quella sul rio della Canonica e sul Ponte dei Sospiri, meno del costo di due pagine di pubblicità comprate per un giorno su un grande quotidiano nazionale. E anche così, si fa fatica a trovare le risorse, visto che mancano all’appello almeno 600mila euro dei 2,8 milioni necessari per completare l’intervento. Ma per il Comune e la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia che ha dato il suo «placet» all’uso della maxipubblicità, è questa ormai la strada obbligata per finanziare i restauri di edifici monumentali a Venezia, in assenza di fondi pubblici, dato che il Governo ha tagliato quelli per la Legge Speciale per Venezia e il Ministero dei Beni Culturali quelli per i restauri affidati alle Soprintendenze. Per questo, nonostante il danno di immagine per la città denunciato da associazioni come il Fondo per l’Ambiente Italiano o i Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia, si va avanti e anzi il sindaco Giorgio Orsoni e la soprintendente Renata Codello hanno annunciato che si proseguirà su questa strada anche nei prossimi anni per altri restauri dopo quello della facciata rinascimentale di Palazzo Ducale. Così è anche per la facciata della Biblioteca Marciana e dell’Ala Napoleonica, «cedute» pubblicitariamente per 3,5 milioni di euro per diversi anni alla società inglese Plakativ Media sempre per interventi di restauro, alcuni non ancora iniziati. Ma è davvero obbligatorio questo stravolgimento dell’immagine della città per garantirne la sopravvivenza, e, soprattutto, è lecito? Solo poco più di dieci anni fa, il Credito Bergamasco pagò oltre 2 milioni di euro per finanziare interamente a sue spese, per sette anni, le facciate gotiche di Palazzo Ducale che danno verso il Bacino e la Piazzetta San Marco. Sui ponteggi, la riproduzione della facciata del Ducale e, successivamente, quella di un famoso dipinto del Tiepolo, con il logo della banca esposto con discrezione. Niente maxipubblicità affittate a marchi come Coca-Cola, Rolex o Moet et Chandon che ora troneggiano nell’area marciana. La Fondazione Musei Civici di Venezia, da cui pure Palazzo Ducale dipende, riceve un milione e 800mila euro l’anno dall’Eni per una sponsorizzazione che chiede in cambio solo il logo in piccolo sotto le didascalie delle opere esposte nei musei e l’organizzazione in essi di alcuni eventi culturali e promozionali. La stessa Fondazione Musei ha appena raggiunto un accordo con la Fondazione Prada che restaurerà a sue spese parte del settecentesco palazzo di Ca’ Corner della Regina, per ospitarvi mostre di arte contemporanea da concordare, senza altri ritorni pubblicitari.  Un’altra strada per trovare risorse per i restauri è dunque possibile, anche perché in altre circostanze ci si comporta ben diversamente.
Quando ad esempio, nell’ottobre dello scorso anno, la Soprintendenza fiorentina consentì alla catena di supermercati Esselunga, uno dei partner privati per il restauro del Corridoio Vasariano, di esporre un maxicartellone pubblicitario sul Ponte Vecchio, le proteste furono tali da parte della cittadinanza (sindaco Matteo Renzi in testa) per lo scempio del monumento, che il poster fu tolto nel giro di pochi giorni. La Esselunga si scusò pubblicamente con i fiorentini per la pubblicità inopportuna, pur confermando il sostegno ai restauri e il Ministero dei Beni Culturali inviò da Roma addirittura un ispettore per fare luce sulla vicenda. Nulla del genere è accaduto per Venezia. Eppure la convenzione stipulata nel 1924 tra Stato e Comune per la gestione di Palazzo Ducale da parte dell’ente locale vieterebbe di fatto le maxipubblicità che lo ricoprono per trovare fondi per i restauri. Uno dei vincoli statali riguarda proprio la tutela dell’immagine del monumento «sgombro di oggetti e mobili, si legge nel testo della Convenzione, che in qualunque guisa possano alterare la sua bellezza e maestà, mascherarne i pregi, le pitture e ogni altra particolarità inerente l’arte e la storia». E l’articolo 49 del nuovo Codice dei Beni Culturali, a cui la soprintendenza si appella regolarmente per giustificare il nulla osta alle maxipubblicità, dice testualmente: «È vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il soprintendente può, tuttavia, autorizzare il collocamento o l’affissione quando non derivi danno all’aspetto, al decoro e alla pubblica fruizione di detti edifici e aree». Ed è appunto di questo danno, innegabile, all’immagine dei suoi monumenti ricoperti da giganteschi manifesti pubblicitari che a Venezia e fuori di essa ora si discute.

Enrico Tantucci, da Il Giornale dell'Arte numero 302, ottobre 2010


  • La Chiesa della Salute fa da spalla a un altro manifesto pubblicitario sulla facciata del Seminario patriarcale. Foto Stefano Manca
  • Una veduta notturna di Palazzo Ducale e, sullo sfondo, la Biblioteca nazionale Marciana illuminati «a giorno» dagli immensi cartelloni pubblicitari. Foto Stefano Manca
  • Le Procuratie Vecchie in Piazza San Marco. Foto Stefano Manca
  • La facciata delle Gallerie dell'Accademia completamente nascosta. Foto Stefano Manca
  • Uno dei luoghi più famosi al mondo, il Ponte dei Sospiri, reso irriconoscibile; accanto la facciata delle Gallerie dell’Accademia completamente nascosta. Foto Stefano Manca

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