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Antiquariato

L’antiquario messo in croce

Sbattuto in politica il Crocifisso attribuito a Michelangelo

Le cronache riportano in questi giorni alla ribalta il «Crocifisso» rinascimentale che lo Stato aveva acquistato dall’antiquario Gallino, previa approvazione del Comitato di settore, quando era ministro Rutelli il quale però non aveva potuto apporre la sua firma all’atto formale per la caduta del governo. Il documento esecutivo era dunque transitato sul tavolo di Bondi che non solo lo ha firmato, ma, anche per compensare la penuria di altre iniziative da manifestare all’opinione pubblica, ha dato all’acquisto evidenza mediatica con alcune esposizioni.
Ovvia evidenza è stata data al fatto che l’opera fosse attribuibile a Michelangelo, ma che tale opinione di autorevolissimi esperti (Baldini, Gentilini, Acidini, Paolucci eccetera; Zeri aveva addirittura detto: «Se l’autore non è Michelangelo, allora è Dio»; anche Settis aveva approvato l’acquisto) non potesse venire provata se non da valutazioni stilistiche. L’antiquario, in condizioni di salute precarie, aveva anche accettato un’ulteriore riduzione proposta dal Ministero del prezzo pattuito, una cifra pari forse ad un trentesimo se non un cinquantesimo del valore che avrebbe avuto se si fosse trattato di un Michelangelo sicuro, documentato, anziché soltanto attribuito seppur dai massimi esperti.
L’atto dovuto di Bondi ha però subito scatenato una campagna politica volta a screditarlo per tale acquisto: la Melandri è addirittura arrivata a dichiarare che lei lo aveva rifiutato, dimenticando che non le era mai stato presentato... La conseguenza di questo tentativo di aggredire Bondi, pur essendo privo di qualsiasi fondamento tecnico ma dovuto ad una volontà evidente di creare del sensazionalismo mediatico, ha ora trascinato una verifica della Corte dei Conti e dei Carabinieri per conto della medesima il cui esito sulla regolarità dell’acquisto viene dato per scontato.
Ma intanto, a subire le ingiuste conseguenze di uno sfruttamento politico al quale è del tutto estraneo, è l’antiquario costretto ad attendere ancora l’esecuzione del suo diritto mentre è in lotta di sopravvivenza con la sua malattia, ennesima vittima incidentale del cinico principio ormai più praticato da ogni parte politica italiana: «Diffamate, diffamate. Anche se non è vero, qualcosa resterà».

Carlo Accorsi, da Il Giornale dell'Arte numero 294, gennaio 2010



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