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Per il Louvre di Abu Dhabi

Minimo 40 milioni/anno per gli acquisti

Ecco le prime acquisizioni del museo che aprirà nel 2012

Abu Dhabi (EAU). Ciliegina sulla torta di una visita destinata a concretizzare accordi militari e commerciali, l’evento che ha celebrato la posa della prima pietra del futuro museo Louvre-Abu Dhabi, si è tenuto il 26 maggio (cfr. lo scorso numero, p. 16) nell’hotel Emirates Palace alla presenza di sua altezza Mohammed bin Zayed al-Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi, e del presidente francese Nicolas Sarkozy.
Quest’ultimo, accompagnato da una folta delegazione di ministri, parlamentari e imprenditori, non ha pronunciato un discorso ufficiale ma si è accontentato di visitare, a passo di marcia, la mostra che presenta le prime acquisizioni effettuate per conto dell’Emirato dall’Agence France-Muséums (Afm). «Questa mostra è sostenuta da un progetto politico molto forte», ha voluto ribadire l’ex ministro francese della Cultura Christine Albanel. «È la prova che i rapporti tra la Francia e gli Emirati non si limitano agli scambi militari e dimostra che il Louvre-Abu Dhabi non è la semplice vendita di un marchio ma esprime il concetto innovatore di museo universale».
Il cantiere dell’isola di Saadiyat dove sorgerà il nuovo polo culturale non è ancora partito. La simbolica «posa della prima pietra» ha voluto soprattutto dimostrare alle autorità degli Emirati la competenza dei professionisti francesi nel portare avanti il progetto. «Un fallimento sarebbe un disastro poiché questo progetto mette in gioco la dignità del Louvre. Il suo vero successo si potrà misurare solo nel 2040», spiega Dominique de Font-Rélaux, responsabile del progetto in seno al Louvre. Ovvero, secondo i termini del contratto, quando terminerà la collaborazione dei musei francesi. Accostando le pagine di un Corano mamelucco a un «Cristo patiens» del XV secolo, la mostra (fino al 2 luglio nella Gallery 1 dell’hotel Emirates Palace) vuole inoltre mettere a tacere ogni dubbio di eventuale censura delle opere. «Lo sceicco Sultan Bin Tahnoon al-Nahyan (presidente della Tdic, Tourism Development and Investment Company, società di investimento che guida lo sviluppo edilizio dell’isola di Saadiyat, Ndr) è membro della commissione di acquisizione e dispone di un diritto di veto», spiega uno dei conservatori responsabili del progetto. «Quando gli è stato chiesto se desiderasse esercitare questo diritto, ha trovato la cosa divertente».
Decisa a febbraio, questa mostra, suddivisa in quattro sale, si presenta come un’efficace vetrina delle competenze francesi. In un’elegante scenografia firmata da Jean-François Bodin sono presentati i primi acquisti (cfr. box a lato) accanto a qualche prestito (Louvre, d’Orsay, Guimet, Musée du quai Branly, Bibliothèque nationale de France). Questa presentazione rende subito chiara la qualità delle opere. È il caso della celebre fibula di Domagnano (V secolo), della quale il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga conserva un pendant, ceduta dal collezionista Ronald Lauder, o del volto di Buddha della dinastia dei Qi del Nord (Cina), appartenuta allo storico dell’arte Elie Faure. Per lo staff dei conservatori, il pedigree impeccabile è una condizione sine qua non per l’acquisto delle opere. Non si sono ancora acquistate antichità egiziane; in compenso la collezione si è arricchita di sei opere, tra cui un Mondrian del 1922, nel corso dell’asta Yves Saint Laurent-Bergé dello scorso febbraio, durante la quale l’Afm non è però riuscita ad assicurarsi anche un Géricault. Laurence des Cars, specialista dell’Ottocento, è orgogliosa di essere riuscita a riunire, grazie all’intercessione di Guy Wildenstein, due parti di un dipinto di Manet, diviso dall’artista stesso (un terzo pannello appartiene all’Art Institute di Chicago).
Le opere esposte ad Abu Dhabi saranno poi trasferite a Parigi, in un deposito speciale, dove verranno raggiunte dalle nuove acquisizioni, per un budget annuo non inferiore a 40 milioni di euro. L’elenco completo delle opere presentate nel museo, tra prestiti e acquisti, verrà pubblicato nel 2010. Le autorità degli Emirati sono sembrate soddisfatte dai nuovi sviluppi, e accordi con altri musei stranieri potrebbero essere resi noti prossimamente. «Il nostro desiderio è di ampliare questo distretto culturale oltre i confini dell’isola di Saadiyat», ha precisato Rita Aoun-Abdo, direttrice scientifica del distretto culturale di Saadiyat.
In una zona geopolitica a rischio, con il pericolo del turbolento Iran, il ricchissimo emirato di Abu Dhabi continua a scommettere sulla cultura.

Sophie Flouquet, da Il Giornale dell'Arte numero 289, luglio 2009


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