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Vernissage

Roma

Il bel paese dove il Cy suona

Twombly alla Gnam: trapiantandolo nell’Arcadia mediterranea, l’artista americano ha declinato l’Espressionismo astratto in greco e latino

Cy Twombly in un ritratto fotografico di Sankei Shimbun. Foto © Sankei Shimbun

Non ci sarebbe Cy Twombly senza Roma e la città dove si scatenò il benefico cortocircuito tra Espressionismo astratto americano e classicità mediterranea ne accoglie dal 5 marzo al 24 maggio, alla Gnam, una vasta antologica (catalogo Electa). Quando Twombly arrivò nel 1957 per la seconda volta a Roma, fu il barone Giorgio Franchetti, collezionista-mecenate morto nel 2006, a prenderlo sotto la sua ala protettrice e a sostenerlo presso la galleria «La Tartaruga» di Plinio de Martiis, con cui peraltro il barone era in società. Il vincolo si fece ancora più stretto quando nel 1959 Tatiana Franchetti, sorella di Giorgio, sposò l’artista: «Li accomunava l’eleganza e il buon gusto, racconta Marion Franchetti, figlia di Giorgio e nipote di Twombly. Mio padre ammirava proprio questo di zio Cy: la raffinatezza dei modi e l’ampiezza della sua cultura. Si assomigliavano anche per essere entrambi di poche parole, che significa che amavano la sostanza. Sposando mia zia Tatiana, Twombly sposò anche la cultura europea, così ricca e densa, lui che veniva da un Paese senza storia.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 285, marzo 2009

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