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Londra

Se è d’essai, il cinema diventa video

I film di Harun Farocki, regista al confine tra due arti

LONDRA. Il regista tedesco Harun Farocki a metà degli anni Novanta girò dei filmati per un paio di videoinstallazioni, passando così dal regno del cinema a quello delle gallerie d’arte contemporanea. Farocki utilizza filmati trovati per sottolineare la differenza tra la versione «ufficiale» degli eventi storici e quella reale. Alcune sue videoinstallazioni su schermi multipli sono esposte, in una mostra in collaborazione con la Tate Modern, nella galleria Raven Row sino al 7 febbraio. Farocki, nato in Cecoslovacchia nel 1944 nella cittadina di Novy Jicín, al tempo annessa dai tedeschi, si formò nell’ambiente politicizzato del cinema tedesco degli anni Sessanta; ora è considerato uno dei protagonisti di quel processo che ha portato via via la Video art ad apparentarsi col cinema. «Workers Leaving the Factory in Eleven Decades» (2006), una videoinstallazione composta da 12 schermi, è stata realizzata a partire da filmati recuperati che mostrano operai di diverse età mentre tornano a casa una volta finito il turno in fabbrica.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

J.H., da Il Giornale dell'Arte numero 293, dicembre 2009



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