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Vernissage

Versailles

RocoKoons

Nella reggia di Luigi XIV, il Re Sole degli artisti contemporanei aggiunge barocco (il suo) su barocco. L'ex marito di Cicciolina è insopportabilmente americano, kitsch ed ecumenico, ma chi lo ama dice di lui: «Jeff ha creato una nuova estetica, come il Mago di Oz e Walt Disney»

Jeff Koons è l'artista che si vorrebbe poter detestare. Il suo eterno sorriso da pubblicità di un dentifricio stampato su un viso da ragazzo americano potrebbe irritare. L'evangelismo ecumenico di alcuni suoi discorsi fa drizzare i capelli, e non sono da meno le sue icone o i giocattoli sovradimensionati per collezionisti viziati. I suoi principi di ingrandimento, di passaggio dal morbido al duro, dall'opaco alla superficie riflettente non hanno di per sé nulla di rivoluzionario. Il suo rifiuto a criticare il mondo superficiale che ritrae disturba. Altra nota stonata? Il tappeto rosso che gli è stato steso alla Reggia di Versailles sulla piattaforma del cantiere, davanti ai flash dei fotografi, un protocollo quasi da re, o la passeggiata nei saloni con tanto di giornalisti al seguito, invitati a fare la claque per un documentario in suo onore. Eppure è difficile avercela con lui. «Nel suo aspetto semplice, la sua opera sfugge all'interpretazione univoca», dichiara Laurent Le Bon, curatore della mostra aperta sino al 14 dicembre a Versailles.
Koons offre l'immagine di un artista educato e gentile.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Roxana Azimi, da Il Giornale dell'Arte numero 280, ottobre 2008


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