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Restauro

Napoli

Da Stato e Regione 8 milioni di euro per San Domenico

Concluso in chiesa il restauro della Cappella Pinelli e del monumento funebre di Galeazzo Pandone, si lavora in diversi spazi del complesso destinati ad accogliere il Museo della musica e il Museo di San Domenico

Un particolare del monumento di Galeazzo Pandone

Napoli. Si sono conclusi di recente due interventi di restauro nella chiesa di San Domenico Maggiore eseguiti dall'Officina di Restauro di Francesco Esposito, con la direzione scientifica di Ida Maietta funzionario della Soprintendenza per i Beni architettonici di Napoli: il restauro della Cappella Pinelli, condotto con i fondi del Ministero, e quello del monumento funerario di Galeazzo Pandone, realizzato con un finanziamento della stessa Officina di Restauro.
La Cappella Pinelli è nota per aver ospitato fino a tempi recenti l'«Annunciazione» di Tiziano, oggi conservata nel Museo di Capodimonte. Venne acquistata dalla famiglia Abenante nel 1545 dal banchiere genovese Cosimo Pinelli, residente a Napoli da un ventennio, e rinnovata e dotata della sua opera più significativa poco dopo il 1557, allorché Cosimo, che in quegli anni consolidava la sua fortuna fondando un suo banco personale e si faceva costruire un palazzo, acquistò l'importante dipinto. Nella cappella il ricco finanziere fece preparare un ambiente adeguato ad accogliere il Tiziano dal pittore Giovan Bernardo Lama, che incastonò nella piccola volta a padiglione un ciclo mariano con Storie della Vergine, realizzate ad affresco con finiture a secco. Si devono a Lama anche i raffinati stucchi che si stagliano sul fondo dipinto e dorato della volta, recuperato a seguito del restauro.
Nel sacello, di dimensioni contenute, sono collocati ai lati dell'altare i ricchi sepolcri di marmo, degli anni Venti del Seicento, del nipote del fondatore della cappella, suo omonimo, e della moglie ricondotti da Francesco Abbate all'ambito dello scultore Giovan Antonio Tenerello. Gli stucchi si presentavano ricoperti da particellato atmosferico e da uno spesso strato di tempera. Parte del modellato era andato perduto sia per i naturali fenomeni di assestamento del supporto murario sia per i fenomeni di corrosione dei chiodi originari, e varie erano le lesioni e le zone di distacco. I dipinti murari avevano patito numerosi distacchi dell'intonaco dal supporto, specialmente la scena sull'arco d'ingresso che era in immediato pericolo di crollo. La superficie dipinta era compromessa da infiltrazioni di umidità e ritocchi. La superficie dei Monumenti di Cosimo Pinelli e della moglie era coperta da uno spesso strato uniforme di depositi incoerenti, sotto il quale erano evidenti macchie giallo-brunastre attribuibili all'alterazione delle sostanze organiche, oleose e cerose applicate per conferire un effetto di lucidatura. Nelle zone cantonali della cappella erano visibili consistenti scolature di cemento che occultavano parte delle paraste, lo zoccolo in giallo antico e parti del pavimento in marmi policromi.
L'intervento è consistito nella rimozione dei depositi di sporco, nelle stuccature delle lesioni e delle piccole lacune con una malta costituita da polvere di marmo e calce, e nella riadesione delle modanature in pericolo. I lavori sulle superfici lapidee sono continuati con il restauro del sepolcro di Galeazzo Pandone, principe di Venafro, che, eretto nel 1514, ha costituito un'interessante occasione per un approfondimento delle conoscenze sulla tecnica scultorea cinquecentesca.
All'interno del complesso conventuale di San Domenico Maggiore si sta inoltre lavorando per recuperare come sedi espositive e museali, alcuni ambienti monumentali di notevole interesse. A due anni dal restauro del Refettorio è oggi pronto il progetto, grazie a un finanziamento Stato-Regione di 8 milioni di euro, incentrato su tutta la parte dell'ex convento adibito in passato a Corte d'Assise. Il progetto, predisposto dalla Soprintendenza architettonica di Napoli, prevede la creazione di un Museo della musica, tracciato scientificamente dal direttore del Conservatorio di San Pietro a Maiella, padre Vincenzo de Gregorio. In numerosi box tematici verrà presentata un'ampia collezione di strumenti musicali e di documenti, contemporaneamente alla proiezione di immagini e alla trasmissione di brani musicali.
I lavori riguardano anche restauri su affreschi, stucchi, pavimenti lignei eparamenti sacri, a partire dalla Gran sala del Capitolo con affreschi di Michele Ragolia, al Grande Refettorio, con le due pareti di fondo raffiguranti l'Ultima Cena di Domenico Antonio Vaccaro e san Tommaso in Preghiera di fronte al Crocifisso di Antonio Rossi d'Aversa, il corridoio di san Tommaso con venticinque medaglioni ad affresco di ambito solimenesco.
Il corridoio e la cella del santo costituiscono gli spazi privilegiati del Museo di San Domenico Maggiore, dove saranno collocati i panni ricamati con le Storie della Vita di san Tommaso, oltre a numerosi altri paramenti sacri, a testimonianza di un'antica tradizione tessile napoletana. Arredi, testi autografi e dipinti sono oggetto di un percorso finalizzato a testimoniare l'attività dei grandi personaggi che hanno animato, accanto e dopo san Tommaso, la vita del convento.
L'inizio dei lavori, progettati da Angela Foglia e Ida Maietta della Soprintendenza di Napoli, è previsto entro l'anno in corso.

Denise Pagano, da Il Giornale dell'Arte numero 235, settembre 2004


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