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Mostre

Luciano Bellosi

L’emozione di accostarsi a un capolavoro

Quando potei averlo tra le mani, questo piccolo Crocifisso ligneo mi parve un superbo capolavoro. (...) Potendolo esporre alla luce nel migliore dei modi e sentirlo con le dita, mi richiamava alla mente perfino il celeberrimo «David» della Galleria dell’Accademia di Firenze. (...)
Le profilature dell’anatomia si snodano con un’eleganza suprema e si articolano in maniera bellissima, dalle cavità dei calcagni ai muscoli rilasciati delle cosce, dalle complesse e straordinarie torniture del ventre al mirabile espandersi del torace. Tutte le membra, pur così dettagliatamente elaborate e messe in risalto, sembrano miracolosamente fluire l’una nell’altra con una naturalezza, una verità, un’eleganza, una souplesse senza pari.
La luce proveniente da sinistra, sul piccolo Crocifisso,  espone l’addome (...) a un chiaroscuro che ne rileva il turgore ma ne segna anche il lungo solco che sale fino a raggiungere il petto e a inserirsi fra le costole, con una straordinaria serie di variazioni di percorso, fatte di cavità più e meno profonde e accidentate, e tuttavia sempre definite da un intaglio così convincente e vero da far rimanere a bocca aperta e da prestarsi realmente a un confronto con il «David» (se illuminato in modo simile), anche nella delicata incisione che sembra tratteggiare la corona di leggere e miracolose infossature provocate dalla trazione delle ossa del fianco e poi continuate nell’arco del bordo della cassa toracica. Certo, il «David» è chiaramente potenziato nella dilatazione del corpo e nella sua carnosità . (...) A me pare che il modo come la carne affonda in cavità tenere, mobili e sensibili, o aggetta in turgori vivi ma perfettamente torniti, e allo stesso tempo forti ed energici, corrisponda a ideali estetici assai simili nel piccolo Crocifisso ligneo e nel gigante marmoreo. Quegli spessori dei fianchi oltre il restringersi della vita, quella straordinaria fusione del chiaroscuro in passaggi levigati e teneri dall’ombra alla luce, dalle protuberanze alle cavità, quel molle gonfiore del ventre che si articola in tanti episodi e variazioni dei risalti della carne, si direbbero nati da una medesima concezione dell’anatomia, che, divenuta scienza, può permettersi una complessità di articolazioni prima sconosciuta. Sono aspetti che, ancora una volta, mi sembra caratterizzino sia il piccolo Crocifisso che il gigantesco «David». (...) Un’articolazione così viva della gabbia toracica, del fianco e del ventre, un flusso così sapiente e continuo delle complesse articolazioni l’una nell’altra, una mobilità di così sfaccettata e struggente bellezza delle superfici mi sembra corrispondere a una concezione tanto alta del corpo umano da reggere il riferimento al grandissimo artista che di questo aspetto dell’uomo ha offerto tante indimenticabili interpretazioni.

Luciano Bellosi, da Il Giornale dell'Arte numero 232, maggio 2004


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