L’atteso debutto del GES-2

Apre con Ragnar Kjartansson il centro artistico nell’ex centrale elettrica di Mosca restaurata da Renzo Piano e costato una cifra «spaventosa» pagata dal miliardario Leonid Mikhelson della Fondazione V-A-C

Il GES-2 realizzato su progetto di Renzo Piano in un’ex centrale elettrica di fronte al Cremlino
Sophia Kishkovsky |

«Dopo due anni di pandemia, non possiamo più aspettare», dice Teresa Iarocci Mavica, la dinamica curatrice italiana che sta conducendo i preparativi per GES-2 House of Culture, il nuovo grandioso polo artistico aperto dal 4 dicembre in un’ex centrale elettrica di fronte al Cremlino. Sarà una sede permanente e gratuita per la Fondazione V-A-C, che Mavica ha cofondato nel 2009 con il miliardario russo nel campo dei gas naturali Leonid Mikhelson (il cui patrimonio netto è stimato da «Forbes» quasi 30 miliardi di dollari).

V-A-C ha finora avuto una presenza «nomade» in città, producendo «interventi di arte contemporanea in istituzioni non artistiche e in spazi pubblici», dice Katerina Chuchalina, capo curatrice della fondazione. Ora il GES-2, la cui apertura era originariamente prevista per il 2020, ospita spazi per mostre e performance, nonché laboratori creativi, progettati da Renzo Piano Building Workshop con un’enfasi sulla sostenibilità.

Dopo un anno di ritardo, gli ultimi ritocchi al GES-2 sono stati fatti durante il recente semi lockdown di Mosca. Come in tutti i musei della capitale russa, i visitatori dovranno presentare all’ingresso il Qr code che dimostra la loro immunità al Covid-19. Il personale dovrà fare lo stesso, dice Mavica, orgogliosa che i suoi dipendenti abbiano un livello di vaccinazione dell’87%, 2,5 volte il tasso medio in Russia.

Caos pandemico (e non solo)
Da quando i piani per l’apertura sono stati annunciati nel 2019, l’artista islandese Ragnar Kjartansson sta lavorando a «Santa Barbara» (4 dicembre-13 marzo), la sua nuova versione dell’omonima soap opera americana degli anni Ottanta, diventata un grande successo nella Russia post sovietica. A causa delle restrizioni agli spostamenti imposti dal Covid-19, Kjartansson ha supervisionato la produzione a distanza via Zoom. La «scultura in movimento» comporterà la rievocazione e le riprese quotidiane di «Santa Barbara» al GES-2, a partire dall’episodio 217, il primo trasmesso in Russia nel gennaio 1992.

«L’opera è la realizzazione dell’opera stessa, dice Kjartansson, non solo le riprese ma il caos, la “bestia” della produzione». Descrive il progetto come una «mostra da sogno» e una «folle avventura», lavorando con attori russi e i creatori originali dello show. «Santa Barbara» «risuona stranamente» con tutto, dalla pandemia alla geopolitica della crescita in Islanda. Kjartansson ha persino appreso che Jerome Dobson, che ha scritto la soap opera con sua moglie Bridget, conosceva all’Università di Stanford Alexander Kerensky, il leader della Rivoluzione di febbraio che nel 1917 rovesciò gli zar.

«Ci sono così tanti significati di “Santa Barbara” che io stesso faccio fatica a capire, confessa Kjartansson. È un progetto che mi ha totalmente incantato. Come persona cresciuta in Islanda, ho un’identità a metà strada tra Mosca e Washington. Nella mia infanzia guidavamo una Lada e guardavamo film americani. Come figlio di socialisti, per me i russi erano sempre i buoni della Guerra fredda».

Parallelamente, Kjartansson e la sua compagna Ingibjörg Sigurjónsdóttir hanno curato «To Moscow! To Moscow! To Moscow!», una mostra collettiva che include dipinti di Elizabeth Peyton in conversazione con una scultura di Sigurjónsdóttir e l’interpretazione di Kjartansson degli atti vandalici contro il dipinto di Ilya Repin del 1885 che ritrae Ivan il Terribile disperato dopo aver ucciso suo figlio. Kjartansson dice che da studente d’arte sognava di diventare «un pittore storicista come Repin». «La Russia è un grande e complicato gigante della cultura e del potere verso cui sono stato in soggezione fin da bambino», dice, descrivendo l’apertura del GES-2 come l’inizio di «un’istituzione molto impegnata e di grande bellezza».

Anche il programma curatoriale (in cinque stagioni sotto il titolo «Holy Barbarians») si è sviluppato durante la pandemia per prestare maggiore attenzione agli artisti locali. «Ci siamo impegnati molto nel ripensare il programma di apertura per aiutare il contesto locale, per reimmettere un po’ di energia positiva nella crisi che la pandemia ha portato con sé», spiega Mavica. Una novità si chiama «When Gondola Engines Wen Taken to Bits: a Carnival in Four Acts», che «riflette il carnevalesco nella cultura russa, attraverso il mezzo della mostra, della danza, dei rave party e del cabaret». Parte del carnevale passerà allo spazio che la V-A-C Foundation possiede alle Zattere di Venezia, un palazzo del 1800 convertito, durante la Biennale d’arte 2022.

Un prezzo «spaventoso»
GES-2 è già stato al centro delle attenzioni del pubblico quest’estate con l’installazione all’aperto di «Big Clay No. 4», una scultura alta 12 metri dell’artista svizzero Urs Fischer che un comico russo ha paragonato a un «mucchio di sterco». Mavica vede diplomaticamente la protesta come un «segno molto salutare» dell’interesse pubblico per l’arte.

Ciò che non si può certo contestare sono le dimensioni della nuova istituzione, che si estende su 41mila metri quadrati lungo il lungofiume Bolotnaya. Nel 2018, Mavica aveva stimato il costo del GES-2 in circa 300 milioni di dollari. In una conferenza stampa del 2019, Mikhelson si era limitato a rivelare che «la cifra già spaventosa nella mia mente è raddoppiata», senza specificare l’importo iniziale.

«Non ho idea della cifra esatta», ha dichiarato Mavica. GES-2 si trova vicino al luogo delle proteste antigovernative iniziate nel 2011 e da allora sedate con la forza. Storicamente, l’area «non era per nulla accessibile, ha spiegato Mavica, mentre ora sarà un luogo permeabile e dinamico, attrattivo per chiunque».

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