Raffaello, il giovane favoloso

I quattro anni tifernati dell’artista ripercorsi nella Pinacoteca Civica con sei sue opere e con la ricostruzione (in parte digitale) della Pala di San Nicola da Tolentino

Angelo, frammento della Pala di San Nicola da Tolentino di Raffaello, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Stefano Miliani |  | Città di Castello

Dal 1500 al 1504 Raffaello visse il suo periodo «tifernate», cioè a Città di Castello. Dal 30 ottobre al 9 gennaio ricostruisce quegli anni la mostra «Raffaello giovane e il suo sguardo», rinviata dal 2020 del Cinquecentenario, nella Pinacoteca Civica a Palazzo Vitelli alla Cannoniera.

La cura è di Marica Mercalli, direttore generale per la Sicurezza del patrimonio culturale e già soprintendente in Umbria, e di Laura Teza, docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Perugia. Con sei opere del Sanzio, la mostra mette per la prima volta nella stessa sala il «Martirio di san Sebastiano» di Luca Signorelli, che l’urbinate certo vide, e il suo Gonfalone o «Stendardo della Ss. Trinità».

«Il Gonfalone, dice Laura Teza, è l’unica opera mobile di Raffaello rimasta in Umbria. Aveva lacune pittoriche così estese da pregiudicarne il godimento. Dopo indagini, simulazioni digitali, il parere del comitato scientifico, sotto la sorveglianza della Soprintendenza umbra e la supervisione dell’Istituto Centrale del Restauro che in passato lo restaurò, viene esposto con le integrazioni parziali delle lacune che portano a un cambio notevole della lettura».

Oltre a un disegno dall’Ashmolean di Oxford che rimanda allo «Sposalizio della Vergine» a Brera, la mostra propone la ricostruzione in scala 1:1, in parte digitale, della Pala di San Nicola da Tolentino, fino al 1789 nella locale Chiesa di Sant’Agostino: «È la prima opera documentata di Raffaello come “magister” autonomo, del 1500: la sua ricomposizione, nuovi studi di Francesco Paolo di Teodoro e Filippo Camerota, due frammenti prestati da Capodimonte di Napoli e uno dalla Pinacoteca Tosio Martinego di Brescia, ne daranno una lettura nuova». Oltre a restituire il clima dell’epoca con altri autori, la mostra lascerà nel museo «installazioni digitali permanenti su un percorso raffaellesco».

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