Finiscono a Losanna le peregrinazioni di Francis Alÿs

Al Musée cantonal des Beaux-Arts i lavori nati dai viaggi in Afghanistan dell’artista belga

Uno dei «Color Bars» (2011-12) di Francis Alÿs. © David Zwirner, New York
Luana De Micco |  | Losanna

Il Musée cantonal des Beaux-Arts presenta fino al 16 gennaio la mostra «Francis Alÿs. As Long as I’m Walking». Come annuncia il titolo, è nelle sue peregrinazioni attraverso il mondo, nelle zone di frattura, osservando la gente, raccogliendo storie, ascoltando voci, che l’artista belga (Anversa, 1959; vive in Messico), architetto e ingegnere prima di dedicarsi all’arte, ha fondato il suo lavoro, attingendo a diversi media: video, fotografia, performance.

A Losanna espone lavori nati dai suoi viaggi in Afghanistan tra il 2010 e il 2014, come i video della serie «Children’s Games». In uno di questi, «Children’s Game #10 (Papalote)» (2011), un bimbo gioca con un aquilone, attività vietata dai talebani. Nella serie di dipinti «Color Bars» (2011-12), le fasce colorate, come quelle che nei vecchi televisori indicavano la fine dei programmi, sembrano mettere in stand by le immagini della guerra. Il video «Reel-Unreel» mostra due ragazzini che srotolano delle bobine di pellicola per le vie di Kabul.

Sono allestite anche opere non prodotte in Afghanistan, come «The Collector» (1991-92), una «passeggiata» a Città del Messico, e «The Green Line» (2004), in cui l’artista cammina lungo la frontiera tra Israele e i Paesi arabi stabilita nel 1949, portando in mano un secchio e lasciando dietro di sé strisce di pittura verde. Nel 2022 Alÿs rappresenterà il Belgio alla Biennale di Venezia con una riflessione sul ruolo dell’artista.

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