I Tarwuk, croati di New York

Nella Collezione Maramotti la prima personale del duo e «visite» in dieci studi d’artista

«Sineddoche» (1976) di Claudio Parmiggiani. Cortesia della Collezione Maramotti, Reggio Emilia. © Claudio Parmiggiani
Stefano Luppi |  | Reggio Emilia

La personale dei croati (di base a New York) Tarwuk e un’analisi collettiva riguardante il luogo creativo per eccellenza, «la bottega» artistica, con la rassegna «Studio Visit. Pratiche e pensieri intorno a dieci studi d’artista». È nutrito il cartellone espositivo della Collezione Achille Maramotti, nata dalla raccolta artistica del fondatore del marchio di abbigliamento Max Mara.

«Ante mare et terras», fino al 20 febbraio, è la prima mostra in Italia di Tarwuk (Bruno Pogacnik Tremow e Ivana Vukšic, entrambi nati nel 1981): la compongono quattro grandi sculture e una serie di disegni, allestiti tra la Patterm Room e una parete all’ingresso della Collezione, risultato formale di una ricerca sull’identità e sui segni impressi nei corpi da memorie e tensioni inconsce.

In particolare, accanto a disegni realizzati nel 2020 e al centro della scena c’è la serie scultorea «Tužni Rudar» del 2018, concepita da Tarwuk come opera iniziale del progetto e primo atto di una metamorfosi che coinvolge le altre tre sculture «mutaforma» in mostra, legata per l’appunto ai cambiamenti dell’identità evidenti nelle stratificazioni di frammenti di materiali eterogenei. «Studio Visit», nelle stesse date, affianca dieci artisti già presenti nella collezione che hanno accolto l’invito a raccontare e presentare la loro idea di studio: Andy Cross, Benjamin Degen, Matthew Day Jackson, Mark Manders, Enoc Perez, Luisa Rabbia, Daniel Rich, Tom Sachs, Bruno Pogačnik Tremow e Ivana Vukšić, Barry X Ball.

Ognuno di essi, ovviamente, ha immaginato in maniera personale questo luogo di creazione privato e l’excursus sulle botteghe, o «factory», è introdotto dall’opera «Sineddoche» (1976) di Claudio Parmiggiani. Prosegue intanto fino al 31 dicembre «Show Case. L’archivio esposto», un percorso alternativo e temporaneo del percorso permanente del museo reggiano.

In spazi appositi nei due piani dell’esposizione sono allestiti materiali d’archivio che richiamano i «panorami» artistici dell’Italia dei Sessanta e Settanta e di New York nei due decenni seguenti: la curatrice della Collezione Maramotti, Sara Piccinini, ha scelto lavori di Alighiero Boetti, Eric Fischl, Ellen Gallagher, Eliseo Mattiacci, Mario Schifano, Julian Schnabel e Cesare Tacchi.

Sempre a fine anno terminerà inoltre il semestre di residenza d’artista in Italia di Emma Talbot, vincitrice nello scorso giugno dell’ottava edizione del Max Mara Art Prize for Women realizzato in collaborazione con Whitechapel Gallery di Londra: l’artista esplora i temi del potere e della rappresentazione della figura femminile.

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