A Brescia Ceruti incontra Velázquez

Alla Pinacoteca Tosio Martinengo arriva un dipinto che per la prima volta lascia l’Ermitage

Diego Velázquez, «Il pranzo», 1616-17 (particolare). San Pietroburgo, Museo Ermitage. Fotografia © The State Hermitage Museum, 2021. Foto: Vladimir Terebenin
Ada Masoero |  | Brescia

Cento anni dividono Diego Velázquez (1599-1660), pittore di corte di Filippo IV di Spagna, da Giacomo Ceruti (1698-1767), artista attivo soprattutto per la nobiltà e l’alta borghesia bresciana. A unirli, però, è la capacità di dipingere, oltre a ritratti sontuosi di personaggi influenti, anche ritratti, non meno attenti al vero, di persone umili, cui entrambi destinano l’identica attenzione.

In attesa della grande rassegna su Ceruti in preparazione a Brescia per il 2023, quando la città sarà, con Bergamo, Capitale italiana della Cultura, la Pinacoteca Tosio Martinengo presenta fino al 27 febbraio la mostra «Velázquez per Ceruti», a cura di Guillaume Kientz, che riunisce sei opere dell’italiano («Donne che lavorano» e «Ritratto di due ragazze», 1720-1725; «I calzolai», 1725-1730; «Due poveri in un bosco», 1730-1735; «Due pitocchi» e «Portarolo», 1730-1734) intorno al dipinto «Il pranzo», 1617 ca, di Diego Velázquez, straordinario prestito dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Il dipinto, che rappresenta il pranzo di tre contadini, faceva parte delle collezioni di Caterina la Grande ed esce per la prima volta dalla Russia. Intanto, due altri dipinti di Ceruti («Lavandaia», 1735, e «Filatrice», 1730-35) della Pinacoteca bresciana sono partiti alla volta di San Pietroburgo, in uno scambio tra la Fondazione Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov, e il Museo Statale Ermitage.

Come spiega Karadjov a «Il Giornale dell’Arte», «ci stiamo dedicando alla Pinacoteca Tosio Martinengo che, riaperta dopo nove anni, è stata subito richiusa a causa del Covid. È indispensabile rilanciarla (pensiamo a un palinsesto biennale) conducendo al contempo, con i suoi tesori, una rilettura dell’universo semantico della pittura bresciana. Ciò che ci proponiamo con Ceruti è di sottrarlo alla fama di “pittore dei pitocchi”: è vero che i nobili locali gli commissionavano opere pauperistiche ma Ceruti è stato anche molto altro, e noi vorremmo cancellare quel soprannome, per evidenziare invece le relazioni con altre altissime esperienze europee. Intanto, abbiamo inaugurato la mostra-dossier “Il senso del nuovo. Lattanzio Gambara pittore manierista”, un altro maestro bresciano».

© Riproduzione riservata Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (Milano 1698-1767), «Filatrice», 1730-34 ca. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo. Il dipinto è partito per San Pietroburgo
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