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Le 100 architetture più spettacolari dal Duemila commentate da Gaggero & Luccardini

Chiba (Giappone), Hoki Museum (2010), Tomohiko Yamanashi e Taro Nakamoto
Gaggero & Luccardini  |

C’è in giro una competizione fra gli architetti, che vengono incaricati spesso con l’unico scopo di lasciare il segno. Noi trattiamo la cosa in tono bonario, come fosse un invito a visitare il manufatto trovato. Però poniamo interrogativi che facciano almeno riflettere. La cultura globale e la contemporaneità dell’informazione giocano i loro ruoli. In ogni città si tenta di avere un qualche manufatto dalla forma epocale: matitoni, biscioni, rasoi, schegge, apribottiglie, supposte, caciotte, prismi incubotici e incombenti. L’estetica e il bello sono categorie obsolete. L’etica è superatissima; conta solo l’utile e si misura in denaro. Il bello è confuso con lo stupefacente. Le soluzioni più ostiche rivelano comunque genio e inventiva. Però impressiona la supponenza di molti, l’assenza di responsabilità per le generazioni future e in fondo la superficialità culturale. Viviamo lo stato di fatto. Non c’è spazio per la riflessione, tantomeno per la contemplazione. Ci capitano delle cose e le subiamo, quindi anche le forme delle case e delle città. Non conta l’insieme e nemmeno l’intorno.


Chiba (Giappone), Hoki Museum (2010), Tomohiko Yamanashi e Taro Nakamoto
Questo museo privato è ai margini di un quartiere residenziale alla periferia della città. Gli spazi assomigliano a un fascio di cinque snelli tubi. Nella configurazione parallela di gallerie e spazi di servizio, ciascuno di questi tubi ha le rispettive pareti divisorie in funzione di diverse esigenze spaziali o strutturali. La galleria 1, situata sulla parte superiore del museo, è costruita con telaio in acciaio e caratterizzata da uno sbalzo di 30 metri. Gli architetti hanno adottato luci led a soffitto ideali per la collezione del museo di dipinti iperrealistici. [The Japan Architect, Yearbook 2010]

I progettisti: «I dipinti a olio realistici sono dipinti in dettaglio con meravigliosa tecnica, così abbiamo pensato che la galleria fosse il luogo più adatto per queste opere; dovrebbe essere un archetipo per gli spazi museali. Finora, le gallerie raramente esistevano solo come architettura e sono sempre state considerate uno spazio sussidiario. Così, abbiamo cercato di generare questa struttura a partire da un gruppo di gallerie. Questa architettura non è altro che una galleria, ma anche meno di una galleria». [archdaily.com]

La gente ricca che abita nei dintorni (ci sono sette campi da golf nel raggio di 10 km) ha casette unifamiliari che sembrano fatte con lo stampino. I tubi quadrati del museo sono perciò un'ingente attrattiva per la zona e non bisogna scambiarli per un enorme depuratore delle acque, come qualcuno ha pensato durante i lavori di costruzione, viste le villette sparse intorno. 


Duisburg (Germania), Archivi di Stato (2017), O&O Baukunst
L'edificio pubblico più importante di Duisburg ha la forma di un colossale cenotafio senza finestre che emerge dalle carcasse murate di un magazzino granaio. La torre ricorda un'istantanea di Gursky o un colossale Christo, un memoriale malinconico dell'età d'oro della Ruhr forse, o il monumento a un passato condiviso febbrilmente registrato e apparentemente democratico. [«Architectural Review»]

Pensando agli archivisti che vi devono lavorare reclusi, che già sono ammirevoli per l'assoluto silenzio in cui vivono, si resta sgomenti a vedere che non possano neanche godere di qualche finestra.


Esch-sur-Alzette (Lussemburgo), Biblioteca dell'Università del Lussemburgo (2018), Valentiny Hvp Architects
Uno dei principali obiettivi del progetto della biblioteca era quello di creare, in un volume rigido predefinito dagli elementi del contesto industriale, uno spazio aperto e accogliente: grandi volumi open space, dando l'impressione di librarsi intorno al silos di minerale e ai piedi dell'altoforno. Questo silos, ben conservato, è una traccia del passato industriale della zona, ma anche del know-how e delle capacità di innovazione del Paese. Le vecchie strutture sono state pulite, rinforzate e ridipinte, preservando così tutte le tracce dell'attività passata. Una nuova copertura in vetro serigrafato avvolge le vecchie strutture in acciaio, formando con il tetto un insieme omogeneo e caratteristico. L'intensità variabile della stampa serigrafica conferisce all'edificio un effetto marmorizzato. La realizzazione dell'involucro con la sua complessa geometria è stato possibile dall'uso di una tecnica di costruzione altamente innovativa derivata dalla costruzione navale. Gli spazi interni sono caratterizzati da fluidità e luminosità, ma anche dalla sobrietà dei materiali e dal loro carattere industriale. [archdaily.com]

Vetri serigrafati e tecniche di costruzione altamente innovative della costruzione navale. Meno male che i materiali sono sobri! Comunque, hanno pure pulito e riverniciato le vecchie strutture e gli altoforni che, com'è noto, da sempre s’intonano con l’effetto marmorizzato.


Esslingen (Baviera), Laboratori dell'Istituto di Tecnologia Ambientale (2018), Knoche Arkitekten
L'involucro della costruzione è raffinato per quanto riguarda sia la concezione sia la realizzazione, che ha avuto come fine quello di garantire il migliore isolamento termico per ottimizzare le prestazioni dal punto di vista energetico. (...) Nel caratteristico centro storico di questa piccola città attraversata dal Neckar si trovano tipi edilizi e brani di tessuto urbano che non è difficile immaginare abbiano rappresentato un riferimento per il progetto. [«Casabella» n. 890]

Grazie alla struttura scelta, l'edificio si inserisce in scala con il paesaggio urbano e la sua struttura che in parte è medievale. La facciata in metallo strutturata verticalmente genera la plasticità dell'edificio con profonde lesene distribuite in modo irregolare e con toni anodizzati sottilmente differenziati con fogli di facciata forati individualmente. Le poche finestre sono profonde e subordinate alla tecnica della facciata. [baunetz-architekten.de]

C'era un tempo qualche bravo artigiano di strada che, ritagliando le lattine, realizzava imitazioni di automobili lussuose e anche monumenti illustri. Ecco che cosa ci ricorda questa facciata di latta. Anch'essa, a sentirne la spiegazione, rappresenta qualcosa.


Gunma, Casa Museo Ota (2004), Kazuhiro Kojima
Si tratta di una casa museo per un singolo artista e il suo coniuge, costruito in mezzo ai campi all'estremità nord della pianura. Guardando fuori sulle montagne circostanti, c'è una bella vista sul lontano orizzonte, il che è molto insolito in Giappone. Ecco spiegata l'altezza di tre piani: per ottenere questo scenario. E siccome il museo si trova al piano terreno, è stata creata una forma unica in cui è stato omesso il piano intermedio. Il livello superiore poggia su due nuclei: uno è la biblioteca ricavata nelle scale, l'altro è un varco di luce tatami, uno spazio espositivo per la camera degli ospiti. Anche il paesaggio mutevole dei campi si estende davanti agli occhi sul piano panoramico è bellissimo. [tndesign.net]

L'insieme appare come posseduto da un virus che ha colpito il regolare corpo sottostante e ne ha gemmato un secondo, disassato, un po' più in alto. E tuttavia i due organismi, solo di un poco fra loro distaccati, convivono in pelli e forme diverse. Tutta l'estrosità che avrebbe potuto avere l'artista per il quale è concepita questa casa museo, se l'è presa l'architetto nel confezionargli l'alloggio.


Madrid, El Mirador (2005), MVRDV e Banca Lleò
L'idea del progetto è che questo edificio rappresenta un tradizionale isolato, disposto però in posizione verticale, quindi la terrazza centrale è equivalente al cortile dell'isolato e la varietà di colori in facciata, come anche le tipologie abitative, evocano le diversità che si troverebbero in un isolato tradizionale. La percezione dall'interno è quella di un edificio con un compendio di finiture, facciate, tipologie (35 diverse), spazi insoliti o rari nei grattacieli: corridoi a cielo aperto, scale normali e di emergenza, terrazze ecc. Numerose modifiche nelle strutture e nell'isolamento si sono resi necessari (e sono stati intrapresi dalla comunità dei proprietari) per rendere più sicuro l'edificio. [sintesi da Wikipedia Espana]

Porre un isolato in verticale, in sostanza trasformare una planimetria in prospetto, può sembrare banale ma è ricco di conseguenze. Chissà perché a nessuno è mai venuto in mente di fare una nave che solchi il mare con la poppa sott’acqua e la prua verso il cielo? Sarebbe ganzo! Oppure ribaltare la Basilica di San Pietro, girandola con la facciata verso terra, l’abside verso il cielo e il cupolone che punta verso via della Conciliazione. Geniale! Ma perché non abbiamo fatto gli architetti contemporanei?


Manchester, Imperial War Museum (2001), Studio Libeskind
L'idea di base è quella un globo frantumato in frammenti e poi riassemblato. L'insieme di queste tre schegge, che rappresentano la terra l'aria e l'acqua, dà la forma all'edificio. La scheggia della terra è il vero e proprio spazio museale, a significare il regno aperto e terreno di conflitto; la scheggia dell'aria funge da drammatico ingresso nel museo, con i suoi osservatori e spazi educativi; e la scheggia dell'acqua è un balcone sul canale, con un ristorante, caffè, ponte e spazio per spettacoli. [libeskind.com]

Di fronte a «un globo frantumato in frammenti e poi riassemblato» dove «l'intreccio di tre di questi frammenti rappresenta terra, aria e acqua!». Non resta che attoniti contemplare. Di fronte al mistero, dove nulla si comprende la bocca resta aperta: che dire? Altri e in altri tempi avrebbero potuto dire «che fare?». Ma lì forse qualche idea concreta sarebbe venuta: demolire.


Noisy-le-Sec (Francia), Scuola di danza Boulanger (2017), Jakob + MacFarlane Architects
I quadrati suddivisi dalle diagonali hanno generato il modulo triangolare utilizzato per il disegno sia della pavimentazione sia degli involucri, sia nelle parti chiuse sia nei prospetti dove i tamponamenti ciechi si alternano a quelli vetrati. Questo effetto è accentuato dalle deformazioni a cui la pelle, formata da campiture colorate e da triangoli trasparenti, è stata sottoposta per sottolinearne la natura di puro rivestimento di una struttura portante tradizionale. [«Casabella» n. 883, 2018]

Sembrerebbe che l'edificio sia stato concepito solo per esaltare il modulo triangolare. Qualcosa dunque che ha a che fare coi solidi platonici (che sono solo tre, fatti da facce triangolari: icosaedro, ottaedro e tetraedro). Non abbiamo immagini degli interni, ma dubitiamo che le aule di danza siano triangolari e verdi. Anche in questo caso, forse, l'involucro ha l'unico scopo di attirare l'attenzione indipendentemente dal suo contenuto.


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Alieni
Blocchi e blocchetti
Cappelli
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Cromoterapia
Ferramenta
Estasi
Finestropoli
Green
Grumi
Oggettistica
Post-gotico
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