Il termometro del mercato: Julie Mehretu

L’artista ha un fatturato di oltre 48 milioni di dollari e le opere più quotate sono i dipinti dei primi anni Duemila

Julie Mehretu, «Stadia I», 2004 © Julie Mehretu
Alessia Zorloni |

Il Whitney Museum di New York ospita fino all’8 agosto una grande retrospettiva dedicata a Julie Mehretu (Addis Abeba, 1970), artista di punta della scena newyorkese. Nota soprattutto per le sue composizioni astratte, Julie Mehretu ha spesso descritto i propri dipinti come mappe di non luoghi in grado di rappresentare la velocità e la frammentazione della vita contemporanea.

In effetti le sue enormi tele evocano paesaggi urbani e vedute architettoniche di città immaginarie o per la precisione assemblaggi fittizi di metropoli reali. Nata in Etiopia ma cresciuta nel Michigan, Julie Mehretu ha studiato all’Università Cheik Anta Diop di Dakar, in Senegal, e nel 1997 ha ottenuto un Master of Fine Arts presso la Rhode Island School of Design.

Poetica. Nelle sue grandi tele, Julie Mehretu crea nuove narrazioni usando come punto di partenza una moltitudine di fonti tra cui fotografie d’archivio, griglie di pianificazione urbana, fumetti, calligrafia cinese e giapponese, graffiti, arte e architettura modernista. L’artista non si limita però alla riproposizione del dato di fatto ma porta le immagini a cui si è ispirata ai limiti estremi dell’astrazione, rendendole irriconoscibili attraverso la stesura di vari strati di pittura e la sovrapposizione di rendering architettonici, forme geometriche e segni a matita, penna e inchiostro.

I dipinti, simili a enormi reticoli cittadini, disorientano lo spettatore attraverso un tratto potente e frenetico, basato sulla volontà di trasmettere una personale narrativa, quasi fotogiornalistica, della città contemporanea.

In asta e in galleria. Le opere di Julie Mehretu circolano stabilmente nel mercato secondario dal 2003 e da allora l’artista ha fatturato circa 48 milioni di dollari, di cui oltre 45% nel triennio 2013-15. Il prezzo medio per una sua opera è di circa 300mila dollari, ma le sue quotazioni sono state molto volatili con un forte calo del fatturato (-92%) tra il 2013 (9,5 milioni) e il 2017 (755mila) seguito da un rialzo nel 2019, anno della sua partecipazione alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, diretta da Ralph Rugoff.

In quell’anno Sotheby’s a Hong Kong ha stabilito il record d’asta dell’artista aggiudicando a 4.713.356 dollari «Black Ground (Deep Light)», un lavoro del 2006 di grandi dimensioni (tecnica mista 183x244 cm). Le opere più quotate dal mercato sono i dipinti dei primi anni Duemila, in cui le prospettive, i piani e le stratificazioni si moltiplicano per raffigurare l’idea di metropoli contemporanea in perenne movimento.

La produzione di Julie Mehretu però è accessibile anche a coloro che non sono disposti a spendere cifre così alte. Infatti osservando la ripartizione del numero di lotti venduti per fasce di prezzo notiamo che gran parte delle opere passate in asta sono state vendute a meno di 50mila dollari (109 opere, pari al 67% dei lotti) anche se il segmento di fascia alta, che va da 500mila a 5 milioni di dollari (pari al 12,4% dei lotti venduti) incide in maniera preponderante sul fatturato (l’87% del totale).

I lavori recenti hanno prezzi compresi tra i 40mila e i 350mila dollari, a seconda del formato e della complessità della composizione. Un’opera come «Six Bardos: Last Breath» (acquatinta, 118,7x177,2 cm), del 2018 si paga 58mila dollari da Marian Goodman mentre per un lavoro dello stesso anno, di formato più grande come «Six Bardos: Transmigration» (acquatinta, 252,1x189,9 cm), si deve prevedere un investimento di 175mila dollari.

Julie Mehretu vive e lavora a New York ed è rappresentata dalla White Cube (Londra), dalla Marian Goodman Gallery (New York) mentre a Berlino lavora con la Carlier Gebauer e la Berggruen Gallery.

© Riproduzione riservata Julie Mehretu
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