Viva come l’Africa

Al Musée du quai Branly i legami tra le arti africane «classiche» e la scena artistica contemporanea

Luana De Micco |  | Parigi

«Ex Africa. Presenze africane nell’arte oggi», allestita fino all’11 luglio al Musée du quai Branly, analizza i legami tra le arti africane «classiche» e la scena artistica contemporanea, superando il concetto di «primitivismo». Per il curatore, il critico e storico dell’arte Philippe Dagen, si tratta di mostrare che «le idee e le forme proprie alle arti africane sono più vive che mai» e di superare quindi, come si legge in una nota del museo, la visione proposta dalla mostra «Primitivism», presentata al MoMA di New York nel 1984-85, «che le riduceva al ruolo di modelli plastici per le avanguardie occidentali della prima metà del XX secolo, privandole delle loro storie e dei loro significati originali».

Muovendo da questo presupposto, il quai Branly presenta, suddivise in tre sezioni, 150 opere di artisti contemporanei, con produzioni realizzate appositamente per la mostra, di Gloria Friedmann, Annette Messager, Kader Attia, Myriam Mihindou o ancora Romulad Hazoumé e Théo Mercier. A mo’ di preambolo opere di Jean-Michel Basquiat, Chéri Samba e Antoni Clavé.

Le installazioni di Jake Chapman e Jean-Michel Alberola e le statue africane cromate di Bertrand Lavier illustrano la prima sezione, «Pop», sul riutilizzo delle forme e dei contenuti d’arte africana nella cultura pop dei beni di consumo e della pubblicità. In «Metamorfosi» sono mostrati i lavori sulle maschere di Orlan e Pascale Marthine Tayou e sul corpo di Gloria Friedmann e Françoise Vergier.

Nella sezione «Attivazioni» si analizza il modo in cui gli artisti rielaborano oggi i codici dell’arte africana alla luce delle sfide attuali, dal dramma delle migrazioni alla problematica recente, cara ad Attia, della restituzione delle opere africane ai Paesi di origine.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Luana De Micco
Altri articoli in MOSTRE