Rosai legge i suoi racconti

Nel Palazzo del Podestà opere inedite provenienti da collezioni private

Laura Lombardi |  | Montevarchi (Ar)

È visibile fino al 27 giugno la mostra dedicata a Ottone Rosai (Firenze, 1895 - Ivrea, 1957), a cura di Giovanni Faccenda, organizzata in occasione del centenario della sua prima personale fiorentina del 1920 ma «frenata» dal Covid-19. Le opere riunite nel Palazzo del Podestà si riferiscono agli anni tra il 1918 e il 1939 e provengono tutte da collezioni private, inedite.

Di notevole livello è il nucleo conservato in una raccolta privata romana, con opere esposte alla mostra di Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, documentate nel primo volume del Catalogo Generale Ragionato delle Opere di Ottone Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2018), curato dallo stesso Faccenda. Tra queste è il dipinto del 1932, finora pubblicato col titolo generico di «Paesaggio», identificato con quello presentato a Palazzo Ferroni col titolo «Baroncelli», grazie alla scritta sul retro a carboncino autografa di Rosai, e di cui Faccenda rende noto anche a un disegno preparatorio che smentisce la tesi dell’esecuzione «en plein air».

Intento del curatore è svincolare la figura di Rosai dalla visione vernacolare solitamente diffusa, ponendo in evidenza le connessioni tra la poetica dell’artista e il pessimismo cosmico di Leopardi, la filosofia di Schopenhauer, e altri grandi autori quali Dostoevskij, Campana e Palazzeschi. La statura di Rosai era stata ben colta da Francis Bacon, che, nel 1962, aveva indicato l’artista come «uno dei grandi pittori del secolo», esprimendo predilezione per i suoi autoritratti e i nudi alla fine degli anni Quaranta. Tra le scoperte della mostra curata da Faccenda anche un vinile nel quale Rosai legge due brani della sua celebre raccolta di racconti Via Toscanella.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Laura Lombardi
Altri articoli in MOSTRE