Effetto Banksy sulla Street art

Dai muri urbani ai musei, il mercato è in piena ascesa: chi sono e dove gli artisti migranti

Elena Correggia |

C’è chi parla di «effetto Banksy», come lo chiama John Russo, amministratore delegato della galleria londinese Maddox, per spiegare come l’estrema popolarità e il riconoscimento internazionale dell’artista di Bristol abbia agito da «catalizzatore per l’ascesa del genere della Street art, evidenziandone anche il potenziale di investimento». Passando dai graffiti sui muri di mezzo mondo alle tele e alle carte, la critica sociale di Banksy non ha perso smalto e, anzi, ha contribuito ad ampliare la sua platea che attende curiosa ogni nuova epifania. Se il mercato per i dipinti ha raggiunto ormai cifre plurimilionarie, in forte crescita è anche il segmento delle stampe, introvabili a meno di 25mila sterline.

Se il top lot di Banksy in fatto di multipli appartiene a una «Girl with Balloon & Morons» color seppia aggiudicata a Londra da Phillips nell’ottobre scorso per 1,36 milioni di euro, è anche accaduto che sempre da Phillips nel maggio di un anno fa «Happy Choppers», una serigrafia numerata 621/750, cambiasse proprietario per oltre 35mila euro, da una stima di 8-10.500.

«Nel marzo scorso a Londra abbiamo battuto la nostra quarta asta dedicata alle stampe di Banksy con il 100% del venduto e un totale di 4,1 milioni di sterline, raddoppiando quindi la stima pre asta di 1,3-2,1 milioni, afferma Marta Giani, capo delle vendite di arte contemporanea di Sotheby’s Italia. Oltre il 95% dei lotti è stato venduto sopra la loro stima alta e il 50% degli acquirenti era composto da nuovi clienti per Sotheby’s».

A garanzia dell’autenticità dei multipli di Bansky, che possono essere firmati o no, è bene che siano accompagnati dal certificato della sua società, la Pest Control, ma poiché esistono numerose falsificazioni di quanto rilasciato da quest’ultima, l’occhio di un esperto risulta quanto mai necessario. Christie’s fino al 7 maggio allestisce «Off the wall: Basquiat to Banksy», una esposizione di opere disponibili per la vendita privata presentate a King Street e online.

La mostra traccia un percorso storico della Graffiti art a partire dagli antesignani della New York anni Ottanta. Si va da Jean-Michel Basquiat fino alle generazioni di più giovani come Invader, i fratelli brasiliani Os Gemeos e Stik. È inoltre esposto «Subject to availability», un lavoro di Banksy che sarà protagonista della stagione di vendite di giugno con una stima di 3,4-5,7 milioni di euro.

Dalla strada alle aste
«È sbagliato pensare che la sua popolarità provenga solo dall’essere più accessibile al pubblico che la può apprezzare senza dover entrare in luoghi esclusivi, perché è poi chi entra in quei luoghi che fa il mercato della Street art. È senz’altro un’arte in più stretto contatto con i problemi sociali, spiega Arnaud Oliveux, direttore del dipartimento di Urban art di Artcurial, casa d’aste pioniera che dal 2006 allestisce vendite nel settore. Alla fine degli anni Duemila ci sono state mostre museali importanti per far scoprire quest’arte a un pubblico vasto. Oggi si tratta di un mercato globale e maturo, che si è ristretto ai nomi più significativi come Banksy, Invader, Kaws, JR, Vhils, Shepard Fairey o ai graffitisti iconici newyorkesi quali Futura, Dondi, Rammellzee».

In dieci anni l’impennata è stata continua. Kaws, molto amato dai collezionisti asiatici ma anche da cantanti pop come Justin Bieber, è passato da un record d’asta di 188.500 dollari nel 2011 a 14,7 milioni nel 2019; Invader, noto per i suoi interventi pubblici con piastrelle colorate che formano personaggi ispirati al videogame arcade «Space Invaders», ha visto lievitare le quotazioni da 33mila dollari a 1,22 milioni; Shepard Fairey, in arte Obey (celebre il suo manifesto «Hope» con il volto di Obama), è salito da un record di 80.500 dollari a 600mila.

Quando si passa alle stampe anche questi personaggi diventano più abbordabili (la galleria Wunderkammern di Milano segnala per esempio che Invader è accessibile a partire da 200 euro per alcuni multipli fino a 50mila per pezzi unici e Shepard Fairey ha una fascia di prezzo che oscilla da mille a 70mila euro). Nati in origine come figure antisistema, oggi molti street artist vengono corteggiati da marchi della moda e della pubblicità.

L’inglese Endless, ad esempio, collabora con aziende del design e del lusso ma al contempo ha visto entrare una sua opera nella collezione delle Gallerie degli Uffizi: si tratta di un autoritratto donato dall’artista e che lo raffigura insieme con Gilbert&George (le opere di Endless alla galleria Cris Contini Contemporary di Londra  hanno quotazioni comprese fra 10 e 35mila euro).

La scena italiana
La situazione in Italia è ancora a livello embrionale e condizionata dal fatto che molti street artist lavorano di preferenza su committenza per opere murarie. «La scena della Nuart italiana è realmente interessante, molti hanno freschezza e talento anche se alla notorietà e all’apprezzamento della critica più aggiornata raramente corrisponde un vero successo di mercato. Un paradosso che è anche una delle tante spie della debolezza del nostro mercato dell’arte, commenta Giuseppe Bertolami, dell’omonima casa d’aste che l’anno scorso ha aperto a Roma un dipartimento dedicato alla underground e ultracontemporary art. Le quotazioni sono ancora mediamente basse e infatti vanno comprati ora».

Fra i nomi di spicco c’è Blu, che ha deciso di non produrre più per il mercato e le sue poche carte ancora disponibili possono arrivare a 20-30mila euro; Eron che dal mondo del writing si è spostato verso un muralismo figurativo (dai 2mila ai 15mila euro alla galleria Patricia Armocida di Milano), e ancora Ozmo, Sten Lex, 108, Hogre, Moneyless, Andreco. La prima asta di underground e ultracontemporary art da Bertolami il 22 ottobre scorso ha visto come protagonisti per lo più artisti italiani come Mr. Klevra, con l’acrilico «Picasso two face» venduto a 3mila euro e poi Diamond e Lucamaleonte, esponenti di spicco del muralismo italiano.

«Fra gli acquirenti c’erano collezionisti francofoni che hanno comprato gli autori francesi ma hanno fatto acquisti anche nostri clienti abituali del tutto estranei alla Street art e poi clienti americani e cinesi, continua Bertolami. Il successo maggiore dell’asta è stato però l’acquisto da parte di una prestigiosa collezione pubblica italiana di ben 14 lavori, eseguiti dal francese Saint Fauste e da altri sette street artist italiani: Carne Urbex, Corn79, GummyGue, Krayon, Livio Ninni, Nico Skolp, Viperhaze. È stata un’immensa soddisfazione aver portato quei ragazzi all’interno di una realtà collezionistica così importante e lontana dal loro mondo».

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