Un groviglio blocca Pompei

Ancora non si sa se il Recovery Plan conterrà anche le risorse necessarie per il Piano Strategico

Edek Osser |  | Roma

Sembrava probabile che quello che ormai tutti chiamano Recovery Plan europeo potesse rappresentare la svolta positiva per il Piano Strategico del Grande Progetto Pompei che da tre anni aspetta la conclusione di un tormentato iter burocratico e i finanziamenti necessari alla sua attuazione. Dopo il successo dei lavori per la sistemazione del Parco Archeologico pompeiano restava la speranza che il Recovery Plan avviasse a soluzione la seconda, importante parte del progetto: prevedere i fondi per il Piano Strategico che dovrebbe trasformare e valorizzare l’intero «Sito Unesco Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata».

È la cosiddetta «buffer zone», che comprende 9 comuni vesuviani con importanti siti archeologici. Per ora, nella parte del Recovery Plan presentato dal Ministero della Cultura (Mic) nulla è previsto per quel Piano Strategico. Non è nominato nei 4,275 miliardi di investimenti in cultura, e manca anche nell’elenco dei 14 progetti del Fondo Complementare di 1,460 miliardi del «Piano Strategico Grandi attrattori culturali».

Intanto, alla fine del 2020 si è conclusa la prima parte del Grande Progetto Pompei, quello che riguardava soprattutto la messa in sicurezza, i restauri, la tutela, l’avvio della manutenzione programmata, il controllo delle acque piovane, i nuovi scavi e una serie di altri importanti interventi che hanno cambiato la situazione della città antica, favorito un forte aumento del numero di visitatori (3,8 milioni nel 2019) e rilanciato nel mondo l’immagine positiva del Parco Archeologico pompeiano con i suoi 44 ettari di strade, ville, templi, teatri.

Lo scorso aprile la Sezione Centrale di Controllo della Corte dei Conti ha concluso un esame dettagliato dello stato attuale dell’intero Grande Progetto Pompei: della prima parte, che riguarda il Parco Archeologico, diretto da Massimo Osanna fino a febbraio 2021 e ora da Gabriel Zuchtriegel, ma anche, come previsto dagli accordi con l’Unione Europea, l’intero sito Unesco «Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata». La Relazione approva i risultati dei lavori condotti nella città antica, il Parco Archeologico pompeiano, ma rileva i gravi ritardi e il mancato avvio dei lavori nel vasto territorio del «Sito Unesco».

Si tratta, rileva la Corte, di dare il via al Piano Strategico, approvato con la legge di Bilancio nel marzo del 2018. Il coordinamento dei grandi, radicali interventi su questo territorio sono affidati all’Unità Grande Pompei di cui è direttore di progetto il generale dei Carabinieri Mauro Cipolletta (tra poco in pensione: verrà sostituito a luglio dal suo vice, generale Giovanni Di Blasio). L’Unità non è ancora in grado di operare e il compito è vasto. Bisogna mettere ordine in una situazione urbanistica caotica, con aree industriali in disuso e un forte degrado ambientale, che tuttavia ospita luoghi archeologici straordinari che devono essere tutelati e «messi in rete».

Si tratta anche di risanare l’ambiente e realizzare le necessarie infrastrutture per rilanciare l’intera area vesuviana, comprese vie di accesso, interconnessioni stradali e collegamenti ferroviari. La Corte dei Conti ricorda che mancano tuttora due elementi essenziali per avviare in concreto la trasformazione della «buffer zone». In primo luogo, non ci sono i fondi, mai stanziati, per avviare il Piano Strategico già approvato dalla legge di bilancio nel marzo 2018. Gli importi «stimati per la realizzazione del Piano», scrive nella Relazione la Corte, corrispondono a un’«esigenza» di 645 milioni di euro. La spesa totale per l’intervento nell’area vesuviana dovrebbe essere di almeno 1,5 miliardi. In secondo luogo, manca la Struttura di Supporto, il personale necessario a far funzionare l’Unità Grande Progetto. La legge prevede circa trenta persone, ma ora sono poche unità. Per reclutare il personale il Ministero aspetta la certezza che il Piano Strategico sarà realizzato e che ci saranno i fondi per farlo.

Alla base del grave ritardo di tutto il processo di realizzazione del Piano per la «buffer zone» è però un groviglio burocratico: il mancato avvio da parte del Mic, che coordina il Comitato di Gestione, delle procedure per la stipula del «Contratto istituzionale di sviluppo», come stabilito dalla legge di bilancio del 2018. Non si sa quando e se questo scoglio sarà superato. Per ora risultano finanziate soltanto opere per la ferrovia Torre Annunziata-Castellammare (a carico della società ferroviaria), la bonifica parziale del fiume Sarno (finanziata dalla Regione Campania), la creazione della stazione di interscambio ferroviario con l’alta velocità a Pompei e poco altro. Il futuro del Piano Strategico e le possibilità di agire dell’Unità Grande Pompei restano incerti.

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