Largo ai sognatori

Dal 21 maggio la 16ma edizione del festival Fotografia Europea con una rinnovata direzione artistica

Chiara Coronelli |  | Reggio Emilia

Cercando su Google Earth le dune di Tottori, una prefettura sulla costa giapponese, compare un’estensione di sabbia che sembra un miraggio, con dossi e avvallamenti che si buttano nel mare. Da qui Marco Di Noia ha immaginato la sua «Tottori», opera multimediale dove una Luna troppo vicina alla Terra, incombe su quelle dune con la sua massa gigantesca.

È questo il progetto vincitore della Open Call internazionale (sostenuta da Iren) che il festival Fotografia Europea riserva ai talenti emergenti, quest’anno impegnati sul tema della sua XVI edizione, «Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!», verso di Gianni Rodari e titolo di Fotografia Europea 2021.

Dopo la pausa forzata, la kermesse (prodotta da Fondazione Palazzo Magnani con il Comune di Reggio Emilia) torna dal 21 maggio al 4 luglio con una rinnovata direzione artistica, che vede Walter Guadagnini affiancato da Diane Dufour (fondatrice dello spazio parigino Le Bal) e Tim Clark (curatore e fondatore del magazine «1000 Words»).

Il tema invita i fotografi a «raggiungere il punto in cui ci s’impone di andare oltre il visibile, ci si assume il rischio di mostrare ciò che non si può vedere», per tornare a pensarci in un mondo diverso. I Chiostri di San Pietro, cuore della manifestazione, accolgono 9 delle mostre del circuito ufficiale. Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti presentano «L’isola», videoinstallazione commissionata per la scorsa edizione, che esplora l’isola Yonaguni, in Giappone, comunità destinata all’estinzione insieme alla sua lingua.

Si prosegue con l’instabilità delle costruzioni di Noémie Goudal in «Telluris»; con David Jiménez che sfida i limiti della percezione tra le ombre e le forme di «Aura»; con Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti che nel progetto «Index G» (a cura di Fiorenza Pinna) si misurano con il fallimento del sogno americano nelle segregazioni residenziali di St. Louis. Intanto le architetture di sorveglianza riprese da Donovan Wylie per «The Tower Series», emergono a dimostrare il potere della visione; mentre in «Halfstory, Halflife» tra le cascate delle Catskill Mountains, Raymond Meeks assiste al rito di passaggio dei ragazzi che si tuffano da 20 metri. E se la forza della memoria sostiene «La Bête», viaggio di Yasmina Benabderrahmane alla riscoperta del suo Paese, il Marocco; in «Tell Tale» il ricordo si intreccia alla fantasia nelle messe in scena in miniatura di Lebohang Kganye.

A Palazzo Magnani «True Fictions. Fotografia visionaria dagli anni ’70 ad oggi» (a cura di Walter Guadagnini, programmata per lo scorso autunno), è la collettiva sul fenomeno della staged photography che accoglierà il pubblico con oltre 100 opere. Un’altra novità sono gli 8 allestimenti open air (già dal 15 maggio). Oltre a «Tottori» di Di Noia, troviamo la rivisitazione del legame tra Reggio Emilia e il teatro nell’«Opera Aperta» di Alex Majoli (commissionata da Fondazione I Teatri e da Reggio Parma Festival); il progetto partecipativo di Joan Fontcuberta sulle collezioni museali; i corpi ripresi con la fotocamera termica da Antoine d’Agata nella serie «Virus»; la natura che si riappropria dei luoghi nell’«Eden» di Soham Gupta; la street photography che Jeff Mermelstein cerca sui display degli smartphone dei passanti in #nyc; fino a «Terra-Luna», progetto conclusivo del percorso di formazione Speciale Diciottoventicinque tenuto da Sara Munari; e a «Back to Land», installazione che lo Spazio Guerra allestisce all’aperto.

Spostandosi a Palazzo da Mosto, ci sono esposti il dialogo tra Thomas Demand e Martin Boyce in «Camere che sognano camere» (progetto di Sabine Vollmann-Schipper e Laura Gasparini per la Collezione Girefin); e «Home Is Where One Starts From», selezione di Photobooks dedicati al tema dell’abitare. Intanto, ai Chiostri di San Domenico, «RECONSTUCTION» riunisce i lavori selezionati dalla Open Call Giovane Fotografia Italiana, aperta agli under 35; mentre la Biblioteca Panizzi espone i suoi oggetti in «Tesori in mostra»; e ai Musei Civici, Luca Manfredi presenta «Incontri! Arte e persone», risultato di un laboratorio che ha coinvolto persone con disabilità.

Sempre più solida la rete che connette il festival con le istituzioni del territorio: la Collezione Maramotti, che allestisce «Show Case. L’archivio esposto» e «Mollino/Insides»; il Mast di Bologna, dove apre la personale di Richard Mosse; e Linea di Confine di Rubiera, con «Lunario» di Guido Guidi e «Quattro Cortili» di Luca Nostri. Centinaia le mostre del Circuito Off, mentre il calendario di appuntamenti si protrae fino al 4 luglio.

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