A tavola coi duchi nella Reggia di Colorno

Riunite le porcellane che fecero l’orgoglio delle tavole ducali parmensi e delle residenze sabaude

Andreina d’Agliano |  | Colorno (Pr)

I fasti di uno dei più raffinati regni del Settecento italiano rivivono oggi nella Reggia di Colorno, già residenza dei duchi Filippo di Borbone Parma e della consorte Louise-Elisabeth, figlia prediletta di Luigi XV di Francia. Già indagati da storici e studiosi, i «curiosi itinerari» delle collezioni parmensi vedono riunite in una mostra curata da Giovanni Godi e Antonella Balestrazzi le splendide porcellane che fecero non solo l’orgoglio delle tavole parmensi, ma anche delle residenze sabaude dove vennero inviate dopo l’Unità d’Italia.

Per Louise-Elisabeth, arrivata a Parma con il consorte Filippo nel 1748, era essenziale arredare in gusto francese le residenze trovate quasi vuote: per la porcellana, le sue scelte rispecchiarono quelle di Madame de Pompadour, «maîtresse du goût» alla corte di Francia. Dai documenti si rileva che una componente essenziale delle porcellane parmensi era costituita da oggetti di Meissen, mentre solo dal 1754 si registrano ordinativi di porcellana di Vincennes-Sèvres, acquisita dalla duchessa direttamente alla manifattura o attraverso mediazioni condotte dal primo ministro Guglielmo Du Tillot e dall’agente della Corte di Parma a Parigi, Claude Bonnet.

Dal 15 maggio al 19 settembre la mostra «Le Porcellane dei Duchi di Parma. Capolavori delle grandi manifatture del ’700 europeo» (catalogo Step) riunisce parti di serviti da tavola, dessert o gruppi in porcellana delle maggiori manifatture europee del Settecento: se per le esigenze del duca e della duchessa si acquisivano porcellane di Meissen e di Vincennes-Sèvres, per le «seconde tavole» ci si serviva di porcellane di Chantilly, mentre la manifattura Ginori inviava i suoi scultori a copiare i gruppi francesi.

Dopo i matrimoni di Isabella con Giuseppe II d’Austria nel 1760 e di Ferdinando di Borbone Parma con Maria Amalia d’Asburgo nel 1765, diverse porcellane di Vienna furono inviate alla corte parmense. Esposti anche alcuni pezzi del leggendario servito della Real Fabbrica di Napoli, donato a Maria Amalia di Borbone Parma nel 1790 e di cui Angela Carola Perrotti ha rintracciato le splendide zuppiere, uno dei punti focali della mostra.

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