Assessori d'Italia | Francesca Briani

VERONA | Assessora alla Cultura

Camilla Bertoni |  | Verona

Assessore Briani, con quali iniziative avete affrontato l’emergenza nei mesi di pandemia?
«Didattica e “pillole” online per portare musei e biblioteche nelle case e proseguire con la sperimentazione di nuove forme di fruizione dei servizi culturali, con uno sguardo al sociale. Anche a musei e biblioteche chiuse, è stato tenuto vivo l’interesse presentando riallestimenti messi in moto da donazioni e prestiti. Riattivate le collaborazioni con le gallerie private e alla Gam inaugurata la nuova sezione dedicata al contemporaneo, assente da dieci anni. Salvata in extremis l’Estate Teatrale, pur con pubblico contingentato al Teatro Romano (da 1.600 a 310 posti), con nomi nazionali e il coinvolgimento delle compagnie locali di prosa e danza. Undici serate speciali gestite da Fondazione Arena sono state organizzate nell’anfiteatro. Infine il portale Visit Verona, riconosciuto dalla Regione Veneto come best practice al Digital Tourism 2020: una vasta rete di Comuni è collegata con Verona attraverso il Destination Management System, offrendo esperienze “taylor made”».

Che cosa avreste voluto, ma non siete riusciti a fare?

«Mantenere inalterati i progetti delle due grandi mostre su Giovan Francesco Caroto e su Dante che sono state forzatamente ridimensionate e arrivare in tempi brevi alla riapertura del Centro Internazionale di Fotografia agli Scavi Scaligeri, chiuso da cinque anni. Fatti i conti con la drammatica scarsezza di personale e fondi, per ora è difficile finanziare il progetto per il Museo di Storia Naturale con il restauro del sanmicheliano Palazzo Pompei, che attende da decenni e a cui teniamo moltissimo. Per gli spettacoli avremmo voluto tener fede alla programmazione estiva presentata al Mibact nel gennaio 2020 che puntava ad attrarre un vasto pubblico, anche internazionale e giovane, ma le produzioni teatrali sono oggi fortemente sacrificate».

Quanti fondi avete avuto a disposizione nel 2020? Quanti, tra ordinari e straordinari, avete messo a bilancio per il 2021?

«I mancati introiti del Comune (circa 60 milioni) si sono tradotti in tagli riversati soprattutto sull’area cultura (a bilancio 2020 erano 8,6 milioni circa, di cui 4,2 milioni per i musei e 1,6 per gli spettacoli). A bilancio nel 2021 ulteriori tagli, che rischiano di subire altre diminuzioni nel corso dell’anno, sono arrivati però dal Ministero 1,6 milioni a compensazione della mancata biglietteria: una cifra molto alta a conferma del valore culturale e turistico che Verona rappresenta».

Che cosa vorreste fare in futuro, con quali finanziamenti e collaborazioni?

«Portare a termine la riorganizzazione dei musei, già costituiti in polo unico Imuv, anche riunendo e rendendo visitabili i depositi, auspicando il riallestimento della Gam nell’adiacente Palazzo del Capitanio in interazione con le collezioni di Fondazione Cariverona. Proprietaria del palazzo, Cariverona ha per ora progetti diversi, mentre condivide con il Comune l’idea di un Museo della Città a Castel San Pietro. Merito della pandemia è l’accelerazione del progetto di riordino e contingentamento degli ingressi alla Casa di Giulietta, da tempo necessario, su iniziativa e finanziamento del Comune. Allo scoppio della pandemia eravamo impegnati nel programma per la candidatura a Capitale della Cultura 2022, non selezionato tra i finalisti, con progetti rivolti alla rivitalizzazione delle aree fuori dal centro storico: vorrei vedere avanzare questa progettualità (in parte confermata anche grazie al “Bando periferie” e a investimenti privati) insieme alle celebrazioni dantesche 2021 (che prevedono mostre, spettacoli, progetti e restauri, collaborazioni con altre istituzioni e altre città dantesche) in cerca non di eventi, ma della valorizzazione del patrimonio».

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