TOP & FLOP | Gorringe's online il 30 marzo

Apollo padre di Apelle

Marco Riccòmini |

“Ohi ohi, che caldo!”, sembra che dica, col braccio sul capo (l’ascella depilata) mentre poggia mollemente su quel mezzo tronco di marmo di Carrara. In effetti, il suo è stato il momento più “hot” dell’asta battuta il 30 marzo da Gorringe (lotto 29). Perché l’Apollino in marmo bianco, firmato alla base da Bartolomeo Cavaceppi (1716–1799), da una prudente stima di £3.000/5.000 ne ha raggiunte £190,000 di martello (ossia all’incirca €222.685,83).

Eppure, si trattava pur sempre di una copia, potreste obiettare. Vero: copia di una copia, ad essere precisi. Ossia copia dell’Apollino nella Tribuna del Buontalenti agli Uffizi che, a sua volta, è copia romana (del I secolo a. C.), del cosiddetto Apollo Licio (Lykeios), la cui invenzione si attribuisce all’ateniese Prassitele.

Oltretutto, la copia romana è il frutto di diverse integrazioni operate da Lorenzo Bartolini, in parte perché a Firenze giunse mutila da Roma, in parte perché attorno alla metà dell’Ottocento gli rovinò addosso un dipinto e dovette essere riparata (e così sono integrazioni dello scultore neoclassico pratese la mano destra, il naso e il ciuffo, parte del braccio sinistro e della base).

Come recita la filastrocca, «Apelle figlio di Apollo / fece una palla di pelle di pollo; tutti i pesci vennero a galla...». Correggo: «tutti i polli vennero a galla...». Quelli che speravano di portare a casa l’Apollo padre di Apelle a poche Sterline. Vorrà dire che andrò a razzolare altrove...

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