Achtung Beuys! | A Napoli l’ultimo atto

Il centenario di Joseph Beuys riporta al centro l'uomo che ha tramutato l'arte in un'azione sociale capace di preservare l'ambiente e rivoluzionare la vita di tutti | 8

Olga Scotto di Vettimo |

Serigrafie, cataloghi, documenti, video, fotografie costituiscono il lascito di Lucrezia De Domizio Durini a Casa Morra - Archivio d’arte contemporanea a Napoli, che Giuseppe Morra ha inaugurato nel 2016 a  Palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona. Un’installazione di documenti, curata da Giorgio D’Orazio e dedicata a Beuys, ma anche al gallerista Lucio Amelio e a Buby Durini, costituisce una potente testimonianza dell’opera di Beuys dagli anni Settanta.

L’allestimento si riferisce, soprattutto, all’azione «Difesa della natura», compiuta nel 1984 a Bolognano, piccolo borgo del pescarese, trasformato dai Durini in un centro di riferimento internazionale per l’opera di Beuys e di altri artisti. Complementare al lavoro di piantagione, che durerà oltre quattro anni su quindici ettari di terreno a Bolognano, è l’approfondimento sulla relazione tra creatività e vita sociale di ciascun essere umano che Beuys compie tracciando schemi sulle lavagne nella cantina di Buby Durini

Nei successivi 15 anni il progetto si svilupperà in Italia e all’estero, attraverso azioni, discussioni, edizioni, video e fotografie realizzate dallo stesso Durini. La donazione ha rafforzato il profondo rapporto tra l’artista e Napoli. E non solo per il rapporto con la galleria di Lucio Amelio: «La rivoluzione siamo noi», manifesto dell’opera come azione partecipata, riprende una fotografia scattata all’esterno di Villa Orlando ad Anacapri, dove Pasquale e Lucia Trisorio ospitavano artisti, critici e studiosi.

Significativi anche alcuni documenti video, conservati a Casa Morra e appartenenti agli Archivi di Mario Franco, che contengono «Diagramma Terremoto», realizzato nel 1997 mettendo su pellicola l’opera omonima dell’artista tedesco. A proposito di questo insieme, che sembra quasi escludere l’opera a favore del documento, Giuseppe Morra ribadisce che «Beuys era pensiero, e va ricercato soprattutto nei tanti documenti che organicamente illustrano la potenza rivoluzionaria di quel pensiero sociale. L’opera è una determinante componente della magia visiva, ma il documento consente al pensiero di resistere maggiormente con la sua forza nel tempo».

Ma la trama che lega Napoli e Beuys è ancora più fitta e intensa, come emergerà con evidenza in occasione delle attività espositive e convegnistiche (maggio-novembre 2021), finalizzate a omaggiare l’artista tedesco nel centenario della sua nascita e nel cinquantenario della prima mostra in Italia, curata da Lucio Amelio proprio a Napoli nel 1971, e che coinvolgeranno la Fondazione Morra con gli archivi Mario Franco, oltre a numerose istituzioni campane, tra cui il museo Madre.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Olga Scotto di Vettimo
Altri articoli in PERSONE