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Sante, amazzoni e zarine da San Pietroburgo

A Palazzo Reale l’evoluzione della figura femminile in Russia nel corso di 7 secoli

«Banja» (1913), di Zinaida Serebrjakova. © State Russian Museum, St. Petersburg

Il ruolo delle donne in Russia nel corso dei secoli è il tema della mostra «Divine e Avanguardie. Dalle icone a Malevic e Goncharova. Capolavori dal Museo Russo di San Pietroburgo», curata per Palazzo Reale da Evgenija Petrova, direttore scientifico del museo, e Joseph Kiblitksy (fino al 5 aprile 2021, con catalogo Skira, produttore della mostra con Comune, Palazzo Reale e CMS). Sono esposte 90 opere, in gran parte dipinti, molti mai visti in Italia, ma anche oggetti e il modello dell’impetuosa scultura «L’operaio e la kolkoziana» di Vera Mukhina, creata per il Padiglione Sovietico dell’Expo di Parigi del 1937.

Opere attraverso cui la mostra rilegge una storia lunga sette secoli, evidenziando in otto capitoli l’evoluzione della figura femminile, da quando nell’antica Rus’ era incarnata solo da sante, soprattutto dalla Vergine (qui veneratissima), a quando, morto lo zar riformatore Pietro il Grande (1672-1725), per quasi un secolo furono solo zarine russe non di nascita ma per matrimonio, come Caterina la Grande, a governare l’immenso Paese. Questa stagione in cui le donne raggiunsero ruoli e poteri mai immaginati prima è rappresentata in mostra dai ritratti (spesso assai «benevoli», sempre sontuosi) delle sovrane.

Nelle sezioni successive l’analisi vira verso una lettura sociologica, affrontando il mondo rurale dove compaiono le sempre sorprendenti contadine di Malevic e quello urbano, con i primi segni dell’emancipazione femminile nelle classi privilegiate (poetesse, musiciste, danzatrici) e il duro lavoro delle operaie (come quelle di Aleksandr Dejneka) o delle lavandaie proletarie.

Scene di vita familiare aprono alla sezione della maternità, poi a quella eterogenea del «corpo svelato». E in chiusura il percorso s’impenna, con le protagoniste geniali delle avanguardie russe e sovietiche le «amazzoni dell’avanguardia»: Natalja Goncarova, Olga Rozanova, Nadezda Udal’tsova, Ljubov Popova, Aleksandra Exter e Vera Mukhina, assai dotata ma poco conosciuta in Occidente.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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