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Mostre

L’umanità messa a nudo dal virus

30 anni di Continua: Pistoletto, JR e Buren in piazza, Cecchini, Tayou e LeWitt tra le vigne

«Omelia Contadina. Paper Block #3. Castel Giorgio» (2020) di JR

Vari appuntamenti post lockdown, sino al 10 gennaio, per la Galleria Continua. Nella mostra «Messanudo» di Michelangelo Pistoletto, in piazza della Cisterna, dove si trova un’altra «estensione» della Galleria, i quadri specchianti dell’artista, che raddoppiano virtualmente lo spazio includendo nelle opere gli spettatori, presentano donne e uomini nudi a dimensione reale, di diversa età e colore di pelle. Opere, spiega l’autore, «pensate l’inverno scorso [che] anticipano e interpretano questo frangente epocale come una vera e propria messa a nudo dell’umanità».

È un messaggio rivolto ai condizionamenti cui siamo sottoposti nel corso della storia e con l’attuale pandemia, un invito alla condivisione: «Per poter continuare a entrare nello specchio dobbiamo fare qualcosa che è quasi una retromarcia. Ma una retromarcia che può essere concepita come una svolta. Perché siamo in un tempo di svolte».

JR (1983) alla sua prima personale in Italia, presenta «Omelia contadina», cortometraggio realizzato con Alice Rohrwacher sulle lotte di piccoli agricoltori e cittadini dell’altopiano dell’Alfina per arginare i danni delle monoculture intensive, che fanno apparire le terre simili a una sorta di cimitero di guerra. Insieme al corto anche opere fotografiche su vetro, su gesso, accompagnate da testi, che riassumono un percorso di denuncia sociale, e un’installazione site specific.

Con «Fuori tempo, a perdita d’occhio», film della durata di sei ore e ventiquattro minuti, Daniel Buren, ripercorre, sulle musiche composte da Alexandre Meyer, le tappe del suo lavoro dagli esordi fino al 2018. Un racconto pensato per saldare un certo divario tra il pubblico e l’artista che nel 2016 aveva prodotto «Une fresque», ma che ora giunge a compimento trattando, per capitoli, sia temi concreti (come «porta», «finestra», «pavimento»), sia astratti («luce del giorno», «passaggio», «proiezione», «movimento»), o concetti quali «strumento visivo», «foto ricordo» ecc. Le tre mostre sono fino al 10 gennaio.

«Le Radici dell’Arte» è invece il progetto concepito dalla Galleria insieme a Philippe Austruy, collezionista, mecenate e proprietario di diverse tenute vitivinicole in Francia, Portogallo e Italia dove ha, dal 2015 a Panzano in Chianti, la Tenuta Casenuove destinata ora ad accogliere installazioni permanenti in sintonia e in dialogo con i paesaggi e gli uomini che li modellano.

Per la prima edizione, l’installazione di Pascale Marthine Tayou, nel podere, i «Geni di Casenuove» all’insegna di quella «creolizzazione», identificata e teorizzata da Édouard Glissant, che caratterizza gran parte della società contemporanea. Poi la mostra temporanea di un’opera di Sun Yuan & Peng Yu nella Sala delle Volte della Tenuta, in collaborazione con il Museo Salvatore Ferragamo, mentre, sulla facciata dello spazio nel centro di Panzano «Il Vino dell’Arte», «Waterbones» (2020) di Loris Cecchini, composta da moduli in acciaio inox abbinati, riflessione sul rapporto tra estetica e scienza, natura e arte.

Infine, per festeggiare i trent’anni dell’«Associazione Arte Continua», è stata reinstallata in forma permanente a Colle di Val d’Elsa l’opera «Concrete Blocks», che Sol LeWitt concepì nel 1997 per la seconda edizione di «Arte all’Arte. Arte Architettura Paesaggio» curata da Giacinto di Pietrantonio e da Jan Hoet.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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