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Il corpo e l'anima del nostro Rinascimento

Al Louvre il secondo Quattrocento italiano in oltre 150 opere

«Cristo alla colonna», di Giovanni Solari detto il Gobbo, Milano, Sagrestia del Duomo. © Veneranda Fabbrica del Duomo, Milano

Il Rinascimento italiano non è solo toscano, né si può spiegare solo con le sue più grandi figure, come Donatello o Michelangelo. È una realtà complessa intorno a una molteplicità di centri, (Venezia, Pavia, Padova, Bologna, Bergamo, Milano) e di artisti meno noti che mostrano la varietà dell’arte nel secondo Quattrocento. Lo documenta la mostra «Il Corpo e l’Anima. Sculture italiane del Rinascimento», al Louvre dal 22 ottobre al 18 gennaio, poi al Castello Sforzesco dal 5 marzo al 6 giugno 2021.

«Abbiamo sviluppato il discorso dell’espressività delle emozioni, per confrontare le infinite espressioni artistiche del secondo Quattrocento che, se da un lato si cristallizzano intorno ad alcuni centri, dall’altro subiscono l’influenza del grande viaggiare degli artisti e di un vivace scambio culturale. Una panoramica ambiziosa che mostra come, nella Roma di Giulio II, questa vivacità sfoci nella fusione dei linguaggi dialettali e nella creazione di quel momento splendido dell’arte italiana che è la maniera moderna di Raffaello e Michelangelo», spiega Beatrice Paolozzi Strozzi, storica dell’arte e già direttrice del Museo del Bargello che ha curato la mostra con Francesca Tasso, conservatrice responsabile delle collezioni artistiche del Castello Sforzesco, e Marc Bormand, conservatore al dipartimento delle Sculture del Louvre.

Articolata in tre capitoli (Il furore e la grazia, Commuovere e convincere, Da Dionisio a Apollo) la mostra, prevista per maggio, accoglie più di 150 opere: «Eravamo pronti ad allestire. Abbiamo dovuto congelare tutto, ma dopo tre anni di lavori annullare tutto era impensabile», spiega Francesca Tasso.

Se molti prestiti del Nord America sono stati cancellati, è potuto arrivare dal Metropolitan di New York il «Cupido arciere» di Michelangelo (1497 ca). In mostra anche i due «Prigioni» di Michelangelo del Louvre, sottoposti a uno screening per appurare che lo stato conservativo ne consentisse il pur breve tragitto (dalla Galerie Michel-Ange alla Hall Napoléon).

Dal Bargello di Firenze «La Crocifissione» bronzea di Donatello e «L’Ercole e Anteo» del Pollaiolo. Ma anche opere «meno note che spero siano percepite come capolavori, osserva Beatrice Paolozzi Strozzi, tra cui il bassorilievo della Crocifissione di Cristo di Bertoldo di Giovanni, con ai piedi della croce una menade antica dai capelli fluttuanti e i veli scomposti di una Maddalena botticelliana. Splendido esempio di come gli artisti del secondo Quattrocento attingevano al repertorio antico, interessandosi ai sarcofagi di battaglia, con il loro dispiegamento di nudi muscolosi, espressione del furore, e le ninfe, angeliche e madonne, simbolo di grazia».

Opere antiche del Louvre dialogano con opere del Rinascimento, sculture e dipinti come il «Cristo risorto» del Bramantino, la «Pietà» di Cosmè Tura e una rara «Deposizione di Cristo nel sepolcro in affresco» del Perugino.

In mostra anche opere poco note come un «San Sebastiano» di Andrea della Robbia e un «Compianto di Cristo» di Giovanni Angelo Del Maino proveniente da Bellano. «E una scultura dalla Sagrestia del Duomo di Milano, conclude Francesca Tasso, che persino i milanesi conoscono poco: un Cristo alla colonna di Cristoforo Solari, dai caratteri michelangioleschi, restaurata per l’occasione».

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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