Al Metropolitan i maestri di un secolo

Illustrato gli ultimi 100 anni della fotografia con scatti dalla collezione Tenenbaum

Viviana Bucarelli |  | NEW YORK

È un viaggio nel corso degli ultimi cento anni dell’arte fotografica la mostra del Metropolitan Museum of Art, «Photography’s Last Century: The Ann Tenenbaum and Thomas H. Lee Collection», dedicata alla recentissima donazione, che, tra l’altro, celebra, in questo tormentato 2020, il 150mo anniversario della nascita del museo, ufficialmente istituito il 13 aprile 1870. I sessanta capolavori sono esposti fino al 30 novembre nella sede storica del Met della Fifth Avenue.

Da Paul Strand che fotografa New York («From the Viaduct, 125th Street», 1916) e segna un momento importante nello sviluppo delle avanguardie in fotografia, a Walker Evans e i suoi «shadow self-portraits», autoritratti di profilo del 1927 che segnano l’inizio della sua straordinaria produzione: si era infatti appena ritirato dal college con l’intenzione di diventare uno scrittore, ma l’acquisto di una economicissima macchina fotografica gli farà scoprire il lavoro per cui era nato; a László Moholy-Nagy che abbracciò il linguaggio delle avanguardie e fu professore del Bauhaus.

Poi ancora Man Ray, surrealista e Dada, e Dora Maar, l’unica a partecipare a tutte le sei esposizioni dei surrealisti, tra Parigi, Londra e New York. Ed è proprio la produzione delle fotografe uno dei punti forti della collezione Tenenbaum-Lee. Ne fanno parte infatti anche l’opera di Diane Arbus e quella di Cindy Sherman, qui in mostra con la serie di nove ritratti realizzati nel 1976, in cui, con pochi accorgimenti, si trasforma nei personaggi più diversi, ispirati da passanti o viaggiatori dell’autobus, e che precedono le celeberrime «film stills», realizzate invece tra il ’77 e l’80, e che confermano lo stile di un’artista ventiduenne le cui immagini avevano già dei tratti inconfondibili.

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