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Mostre

Guardare negli occhi Antelami

Le statue dei Mesi e delle Stagioni trasferite per un anno al piano di calpestio del Battistero di Parma

L'interno del Battistero di Parma con i Mesi e le Stagioni di Benedetto Antelami sulla prima galleria

La complessa operazione che a fine agosto ha coinvolto le dodici statue dei Mesi e le due delle Stagioni (abbinate in autunno/inverno e primavera/estate) di Benedetto Antelami (1150 ca - 1230 ca), ha un sapore storico. Sono state calate a terra, dopo un’accurata pulizia, dalla prima galleria interna del Battistero del Duomo posta a 7,5 metri d’altezza, per una visione ravvicinata e pressoché unica: tra poco più di un anno infatti torneranno in situ. Nel corso del Novecento avevano lasciato la loro collocazione nel loggiato solo alla fine della seconda guerra mondiale, per motivi di tutela, e alla fine degli anni Ottanta per un restauro.

Il pubblico le potrà «guardare negli occhi» nella mostra «Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra» allestita nel Battistero dal 12 settembre al 12 settembre 2021, nell’ambito del programma di Parma Capitale italiana della Cultura 2020 + 2021: una sorta di «viaggio antelamico» nella sua officina, come l'ha definito Arturo Carlo Quintavalle.

L’appuntamento è curato da Barbara Zilocchi, cui si deve anche il recente restauro della facciata e dell’abside del vicino Duomo di Fidenza nel quale Antelami, o qualche seguace, operò forse in parallelo con i lavori a Parma. Proprio a Fidenza, l’antica Borgo San Donnino, la stessa architetta Zilocchi ha curato «Antelami a Fidenza. Rivivere la Passio di san Donnino», visibile dal 9 ottobre e per tutto il 2021 imperniata sulla decorazione della facciata della chiesa e sulla figura del martire romano san Donnino (III secolo-296), patrono della cittadina.

Un dittico espositivo, promosso dalla Diocesi di Parma e da quella di Fidenza con il contributo delle locali fondazioni di origine bancaria e dei Comuni, imprescindibile dunque per addentrarsi nel mondo di Antelami, a partire naturalmente dalle «star», i Mesi.

Considerate da alcuni studiosi non completamente autografe, queste sculture, sulle quali sono ancora presenti in parte le tracce della lavorazione, da secoli, probabilmente da fine Duecento, sono collocate nella prima galleria del lato est del Battistero: provenienti forse da un portale, come nel caso del Duomo di Cremona, vennero collocate in posizione elevata dai pittori incaricati di completare la decorazione della cupola del Battistero nel quarto decennio del XIII secolo.

Se ogni episodio dei Mesi colpisce per l’eleganza della figura e l’organizzazione dello spazio, caratteri legati alla grazia divina in rapporto alla faticosa laboriosità umana, sono le Stagioni con la loro imponenza il cuore della rassegna allestita da Massimiliano Di Liberto. Proprio come i Mesi anch’esse incarnano figure reali, umanissime, ma legate anche alla scultura romana del I secolo.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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