Perché il mercato del lavoro nei beni culturali fa piangere

Gli Enti pubblici per primi non hanno idea di chi debba lavorare nei musei e con quali competenze. Non esiste neppure una definizione riconosciuta

Cristiano Croci |

Gli Enti pubblici per primi non hanno idea di chi debba lavorare  nei musei e con quali competenze. Professionisti museali, operatori museali oppure museologi? Non esiste neppure una definizione riconosciuta.

Già questo giornale ha affontato la difficile realtà di chi, come me, intraprende un percorso formativo per diventare professionista dei beni culturali. Ho recentemente scritto dell’enorme discordanza che in questo settore esiste fra il mercato della formazione e quello del lavoro. Centinaia di professionalità e specializzazioni offerte a fronte di nessuna domanda. Parlavo dell’uso tossico di tirocini e volontariato, delle enormi differenze che possiamo trovare oltre confine e di come il nostro Paese sia in sostanza rimasto arenato crogiolandosi nel suo passato.

La recente inchiesta pubblicata dal collettivo «Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali» non ha fatto che avvalorare
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