Sapessi com’è strano esporre Giotto a Milano

«Dio Padre in trono», 1303-05 ca, Padova, Musei Civici di Padova (Su gentile concessione del Comune di Padova - Assessorato Cultura Turismo e Innovazione)
Ada Masoero |

Con la mostra «Giotto, l’Italia», ideata e curata da Pietro Petraroia e Serena Romano e prodotta con Electa e Mibact, Palazzo Reale, che la ospita dal 2 settembre al 10 gennaio 2016, chiude la parata delle grandi mostre realizzate per Expo. Quella che sul principio appariva come una scommessa azzardata, per la rarità e la fragilità delle opere, non solo è stata vinta, ma lo è stata con una larghezza sorprendente: i curatori hanno voluto circoscrivere il progetto alle sole opere autografe («un obiettivo a tutta prima utopistico e decisamente ansiogeno», ammette Serena Romano), evitando le scorciatoie consuete che prevedono l’irrobustimento di un percorso scarno con opere di comprimari, compagni di strada e seguaci. E grazie anche al sostegno del comitato scientifico e al dialogo intrecciato con le istituzioni prestatrici, sono riusciti a riunire ben 13 opere autografe (fra le quali tutti i
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© Riproduzione riservata Cuspide con «Padreterno» dal «Polittico Baroncelli», ca. 1330, San Diego, The San Diego Museum of Art «Testa di pastore» (dalla Badia Fiorentina), I decennio del Trecento, Firenze, Gallerie dell’Accademia (Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Firenze) «Polittico Baroncelli», 1330 ca, Firenze, Basilica di Santa Croce (Proprietà Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Archivio fotografico dell’Opera di Santa Croce) «Polittico Stefaneschi» (recto), Citta del Vaticano, Musei Vaticani (© Governatorato dello Stato della Città del Vaticano - Direzione dei Musei, tutti i diritti riservati)
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