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Arte e Imprese

Un modello che fa scuola nel mondo

Alla Fondazione Casoli l’arte contemporanea è uno strumento metodologico che può migliorare gli ambienti di lavoro e innescare processi innovativi

 sinistra, «Gentile come un ritratto» di Matteo Fato, 2020; a destra, Marcello Smarrelli, direttore artistico Fec. © Adolfo Trinca

La Fondazione Ermanno Casoli (Fec) è nata a Fabriano nel 2007 per ricordare la figura di Ermanno Casoli (1928-78), fondatore dell’azienda Elica (leader mondiale nella produzione di cappe, piani cottura aspiranti e motori elettrici). Per la Fec l’arte contemporanea è uno strumento didattico e metodologico in grado di migliorare gli ambienti di lavoro e innescare processi innovativi. Ancor prima della Fondazione, nel 1998, è nato il Premio Ermanno Casoli, con l’intento di dotare il Comune di Serra San Quirico di una collezione di opere d’arte contemporanea, esposta dallo scorso anno nel nuovo Museo Premio Ermanno Casoli 1998-2007. Il Premio cambia nel 2007, con la nascita della Fec e la nomina a direttore artistico di Marcello Smarrelli, che trasforma il Premio in una commissione per realizzare un’opera in un’azienda, da creare coinvolgendo le persone che ci lavorano. A Marcello Smarrelli abbiamo rivolto alcune domande.

Quali sono le attività della vostra Fondazione?
Lavoriamo su quattro fronti principali: il Premio Ermanno Casoli, E-Straordinario, E-Straordinario for kids e Fec for Factories. Alla base c’è la convinzione che l’arte contemporanea contribuisca a rompere i paradigmi tradizionali del sapere comune, permettendo di prendere confidenza con uno stato mentale ed emotivo che apre inattese possibilità di cambiamento. E-Straordinario è un’attività di formazione con gli artisti contemporanei. Tale progetto connota l’identità della Fondazione, ha vinto il Premio Cultura + Impresa nel 2014 ed è stato «esportato» in multinazionali come Angelini Acraf spa, Allianz Euler Hermes, Jungheinrich, Bricocenter srl, Msd. Il prossimo a settembre sarà con l’artista Matteo Fato e il suo progetto «Gentile come un ritratto», che coinvolgerà la popolazione di Elica Italia per realizzare un ritratto corale ispirato a Gentile da Fabriano. E-Straordinario for Kids è una declinazione pensata per i più piccoli. Inizialmente per i figli dei dipendenti di Elica, è stata allargata ad altri contesti ed è affidata a famosi artisti, come Mario Airò, Elisabetta Benassi e il duo Vedovamazzei. Con Fec for Factories, invece, l’arte contemporanea entra nel vivo dei sistemi produttivi, gli artisti si confrontano con le fasi che precedono la realizzazione di un prodotto, condividendo il percorso progettuale con designer, ingegneri, specialisti del marketing, prototipisti e operai specializzati. S’incentiva così la creatività e la possibilità di inventare nuovi linguaggi, processi produttivi e sistemi di comunicazione.

Come sviluppate il rapporto tra artisti e dipendenti delle aziende?
Teoria e pratica s’incontrano in workshop in cui artisti di fama internazionale lavorano a un’opera d’arte con i dipendenti, affiancati da un curatore e da un formatore aziendale. In questo setting, che è la novità principale del nostro metodo, la prassi e i linguaggi dell’arte si confrontano con il bisogno formativo dell’azienda, mediati dalla competenza ultradecennale della Fec, che diventa il tramite fra queste due realtà, solo apparentemente distanti.

Le opere realizzate per voi sono visibili?
Nella Elica Corporate Collection, aperta al pubblico dal 2008 e inserita nel volume Global Corporate Collection (2015), dedicato alle 100 più belle collezioni d’arte aziendale nel mondo.

Il vostro metodo ha fatto scuola?
È stato oggetto di studio e di ricerca da parte di molte università e ha trovato una formulazione teorica nel libro Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli (Egea, 2018), nato da una collaborazione con l’Università Cattolica di Milano.

Conclude Francesco Casoli, presidente di Elica: «Questa metodologia, senza distinzione gerarchica organizzativa, ha un obiettivo funzionale al benessere e alla prestazione delle persone che lavorano in azienda e che rappresentano il nostro bene più prezioso».

Mariella Rossi, da Il Giornale dell'Arte numero 409, edizione online, 6 agosto 2020



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