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Fondazioni d'Impresa

Thomas Struth alla Fondazione Mast

Una selezione di venticinque fotografie in grande formato, realizzate a partire dal 2007

«Bronchial tree with support structure», di Thomas Struth. © Thomas Struth

Bologna. Dal 2 febbraio al 22 aprile la Fondazione Mast ospita «Thomas Struth: Natura & Politica». Fra i più importanti artisti della sua generazione, in quest’occasione il fotografo tedesco presenta una selezione di venticinque fotografie in grande formato realizzate, a partire dal 2007, all’interno dei luoghi della sperimentazione industriale e scientifica contemporanea.

Continua così un approccio sociologico, già presente nelle serie che lo hanno reso celebre. In «Museum Photographs», ad esempio, ha documentato l’atteggiamento dei turisti che visitano i musei, mentre con «Family Portraits» ha rivelato le dinamiche che s’instaurano all’interno delle famiglie di tutto il mondo. In questo caso sono gli spazi maggiormente in grado di modificare la nostra esistenza a essere esplorati: si tratta dunque di laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari, sale operatorie, piattaforme di perforazione.

Grazie alla precisione ottica che contraddistingue la poetica di Struth, possiamo guardare ogni dettaglio dell’immagine, ogni apparecchiatura, superficie, cavo o giunzione, senza che tutto ciò ci sembri in qualche modo più comprensibile; le modalità del loro funzionamento rimangono, per la maggior parte di noi, sconosciute. Gli impianti che vediamo, infatti, pur avendo finalità estremamente differenti, sono tutti accomunati da una scarsa possibilità di accesso. Per comprenderli, inoltre, sarebbe necessaria un’elevata formazione in ognuno dei campi specifici a cui appartengono.

Nonostante ciò, attraverso queste fotografie «siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano», sottolinea Urs Stahel, curatore della mostra. Con un misto di orgoglio, curiosità e timore, siamo consapevoli che la tecnologia sta trasformando la nostra società contemporanea, e continuerà a farlo a un ritmo sempre maggiore.

A fare da contrappunto tematico a queste immagini, in mostra troviamo il video «Read This Like Seeing It for the First Time». Attraverso le riprese di alcune lezioni tenute da Frank Bungarten all’Accademia musicale di Lucerna, l’opera riflette sul lavoro umano da un’altra prospettiva: quella delle attività manuali e artistiche. L’interazione fra insegnante e studenti è centrale, in uno scambio reciproco fra questi due poli del processo di apprendimento.

Anche le fotografie «Seestück, Donghae City» e «Acropolis Museum, Athens» si riferiscono a dimensioni spaziali e temporali che all’interno dei luoghi asettici della ricerca sembrano non trovare posto. Nella prima le onde del mare che si infrangono sugli scogli richiamano una natura primordiale, lontana da quella addomesticata di alcuni scatti della serie. Nella seconda le rovine della civiltà greca, immutate da secoli, ci parlano di un tempo passato. Niente a che vedere con la frenesia del progresso, che nel giro di pochi anni renderà obsoleto tutto ciò che oggi, in queste immagini, ci sembra futuristico.

@ Riproduzione riservata

di Monica Poggi


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