Testata Arte e Imprese ilgiornaledellarte.comilgiornaledellarte.com


CONDIVIDI Condividi su Facebook

notizie

La Quadriennale di Roma, una opportunità per la comunicazione d’impresa

Francesco Moneta, presidente del Comitato CULTURA + IMPRESA, in dialogo con Umberto Croppi, presidente Fondazione Quadriennale di Roma

Quadriennale 2016 © Fondazione Quadriennale di Roma

Torna la Quadriennale, e a partire dal prossimo 1° ottobre Roma si appresta ad essere “occupata” dall’Arte Contemporanea. Umberto Croppi e Sarah Cosulich, rispettivamente nuovi Presidente e Direttore Artistico della Fondazione Quadriennale, hanno presentato un progetto di innovazione e visione verso il futuro che dovrebbe consentire a Roma, nel prossimo autunno, di essere al centro di una delle discipline artistiche che più necessitano di essere sostenute per valorizzare cultura e creatività italiane nel mondo.
Umberto Croppi, di recente nominato anche Direttore di Federculture, tra le direttrici di azione della ‘nuova Quadriennale’ ha indicato due ambiti di interesse del rapporto tra Cultura e Impresa: la Quadriennale si pone l’obiettivo di “diventare uno dei principali punti di riferimento per aziende e fondazioni bancarie, nel potenziare l’utilizzo dell’arte nella cultura d’impresa e nelle politiche di formazione e aggiornamento professionali”, e “individuare un partner che consenta un ampliamento delle attività…e avviare una campagna di ricerca di partner minori, a partire dalle singole persone, ma anche costituire una comunità più direttamente coinvolta nella vita della Fondazione… e predisporre un piano di membership, con focus immediato la mostra del 2020, che faciliti una raccolta di fondi mirata, in aggiunta alle sponsorizzazioni in senso stretto”.
Su questi aspetti in particolare abbiamo dialogato con Umberto Croppi.

Che cosa rappresenta la Quadriennale per il mondo dell’Arte contemporanea, in Italia e all’Estero? Come leggerà la realtà attuale attraverso l’Arte contemporanea?
Per rispondere bisogna partire da cosa ha rappresentato: quella della Quadriennale è infatti una storia lunga novant’anni e quando fu istituita, nel 1927, le fu affidato il compito di censire e promuovere l’arte contemporanea italiana. Questa missione l’ha svolta costantemente, sia pure con momenti di maggiore o minore fortuna, non c’è uno dei grandi artisti italiani del Novecento che non sia passato – per non dire “nato” – in una delle edizioni della Quadriennale.
Non si può però ignorare che i grandi cambiamenti che il sistema dell’arte ha avuto nel mondo l’hanno posta di fronte alla necessità di ripensarsi. Dopo un momento di incertezza che portò a saltare una edizione (quella prevista per il 2012) con la mostra di tre anni fa il suo percorso è ripartito e le ha fatto occupare di nuovo il posto che le compete come piattaforma del contemporaneo.

Che tipo di evento culturale sarà, in sintesi? Che elementi di novità porterà rispetto alle edizioni precedenti?
Ogni edizione della Quadriennale d’Arte ha fatto storia a sé: formula, modalità di selezione, scelta dei curatori sono prerogative che vengono esercitate di volta in volta dagli organi preposti alla sua amministrazione.
Per l’edizione del 2020 si è proceduto all’individuazione di un direttore artistico (selezionato tra le più di cento candidature pervenute), con un mandato triennale. Nei due anni trascorsi, la direttrice Sara Cosulich, ha realizzato due paralleli percorsi: uno costituito da work shop in cui giovani artisti italiani si sono confrontati con curatori stranieri, e su circa 500 applications pervenute sono stati selezionati un centinaio di partecipanti; l’altro ha visto la promozione, attraverso un piccolo fondo di sostegno, di esposizioni di giovani artisti italiani presso istituzioni mussali all’estero. Questo lavoro di preparazione ha consentito alla curatrice di indagare a fondo il territorio dell’arte contemporanea e elaborare per tempo un’idea di mostra coerente con la missione originale ma aperta alle nuove forme espressive. La scelta più significativa sta appunto nel fatto che si tratterà di una mostra e non di una rassegna: una lettura ragionata dello stato dell’arte piuttosto che una generica presa d’atto.

Che tipo di impatto avrà sulla città di Roma, sia per gli operatori e addetti ai lavori, che per il pubblico di appassionati d’arte?
All’inizio di un mandato si corre il rischio di porsi troppi e troppo ambiziosi obiettivi, quindi debbo impormi una prudenza che non sempre mi è congeniale. Né, d’altra parte, posso invadere ambiti e competenze che sono tipici di altre istituzioni, anche sovraordinate. Quindi quello che intendo fare è, intanto, mettere la Quadriennale a disposizione degli altri operatori pubblici che si occupano di contemporaneo, non solo nelle arti figurative, per rilanciare un’idea di coordinamento e sinergie: le risorse sono poche per tutti, metterle in comune può rappresentare un moltiplicatore di efficacia.
La cosa a cui ho già cominciato a lavorare è la ricostruzione di una rete di scambio, di ascolto, di interazione con quanti si muovono nel variegato mondo dell’arte, in città ma non solo; nell’ordine: gli artisti, i curatori e i critici, le fondazioni, i collezionisti, i galleristi.
Li considero i primi di una serie di cerchi concentrici che debbono progressivamente coinvolgere fasce sempre più larghe di popolazione. Promuovere l’attività artistica non può essere un’azione rivolta soltanto agli addetti ai lavori o al mercato ma deve trovare un pubblico vasto e avvertito.

Quali saranno strumenti, canali e metodi di comunicazione?
Per una iniziativa di questa natura il mix di comunicazione è necessariamente molto articolato e si deve distribuire su un arco temporale lungo. L’informazione sulla edizione del 2020 è già iniziata con un primo livello di comunicazione: oltre che sul sito internet sta entrando nelle programmazioni delle istituzioni direttamente coinvolte ed è oggetto del passaparola tra addetti ai lavori. Dai primi mesi di quest’anno sono stati attivati gli strumenti di diffusione sui media tradizionali, ma evidentemente il veicolo con il più alto grato di penetrazione sono i social-media. Stiamo lavorando anche ad un piano di eventi, in Italia e fuori, di presentazione della mostra, che si intensificheranno con l’approssimarsi dell’inaugurazione.

Come è configurato il sistema delle Partnership e delle Sponsorizzazioni?
La Quadriennale è una Fondazione di partecipazione, con tre fondatori, il Mibact, la Regione Lazio e il Comune di Roma, il primo livello di partnership è dunque quello di entrare a farne parte. Esistono modalità e intensità di inclusione nella governance diversificate, che consentono di modulare il tipo di rapporto.
Poi vi sono le forme tipiche di sponsorizzazione, alcune delle quali già avviate e che hanno consentito lo svolgimento dei programmi di cui ho parlato. Ma anche in questo caso il tipo di partnership cui noi puntiamo è basato su una reale individuazione di obiettivi di comune interesse che vadano oltre il semplice apporto finanziario ma consentano in un certo senso di coprodurre singole parti del programma e di ampliare l’offerta per il pubblico.
Voglio ricordare che la realizzazione della mostra gode già in partenza di un cospicuo finanziamento del Ministero, segno importante della volontà dello Stato di assicurare alla Quadriennale un futuro all’altezza delle sue origini.

Che tipo di opportunità offre ai potenziali Partner?
La gamma delle possibili convergenze di interessi è vasta. Si è ormai chiusa la stagione della contribuzione in cambio dell’apposizione del marchietto sulla locandina: oggi con lo sponsor va costruito un progetto basato sulle sue esigenze specifiche di comunicazione e posizionamento, coerente con i propri obiettivi di marketing e col proprio profilo aziendale. L’arte contemporanea rappresenta oggi uno dei temi ritenuti più confacenti alla sottolineatura delle pratiche innovative e al valore sociale degli investimenti.
L’azione della Quadriennale ha un teatro nazionale e internazionale che risponde perfettamente a tali esigenze. C’è poi un elemento che, oltra a confermare l’importanza che il Ministero attribuisce all’istituzione, rappresenta un’opportunità quasi unica nello scenario romano. La sede della Fondazione e del suo archivio sta per cambiare; dalla attuale villa seicentesca è previsto il trasferimento in un complesso monumentale nel cuore di Roma. Si tratta dell’ex Arsenale Clementino, lungo la sponda del Tevere, composto da tre grandi unità immobiliari e un piazzale di 4.000 mq; la nuova collocazione consentirà un contatto più diretto con il pubblico e la possibilità di svolgere un’attività costante di esposizione, laboratorio e studio. I lavori di sistemazione sono ormai avviati e rappresentano, oltretutto, l’unico intervento di rigenerazione urbana in corso nella Capitale.

@ Riproduzione riservata

di Francesco Moneta – Presidente del Comitato CULTURA + IMPRESA


Ricerca


GDA410 SETTEMBRE 2020

GDA410 Vernisage

GDA410 GDEconomia

GDA410 GDMostre

GDA410 Vedere a Milano

GDA410 Vedere a Venezia

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012