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Fondazioni d'impresa

L'eleganza delle idee

Apre Fondazione ICA, un’idea diversa di cultura. Un progetto culturale al crocevia tra arte, impresa, professioni sotto il segno dell’impegno, della trasformazione e della restituzione

foto di Daniele Tamagni

I Sapeurs, i membri della Sape, la Société des ambienceurs et des personne élégantes sono poliziotti, impiegati, commessi. Persone povere che vivono in baracche a Brazzaville, in Congo. Persone sorprendenti che hanno imparato la moda in occidente, l’hanno riscritta e ne hanno fatto un vanto senza trasformarlo in un segno di superiorità. I Sapeurs conoscono il potere del colore, il valore della ricerca, l’impegno necessario ai sogni. Sono lottatori, idealisti, pacifici e educati, per una società democratica ed elegante. Sono dandy fuori tempo e fuori luogo uniti dal filo rosso dei loro abiti. Dalla luce che li rende meravigliosamente diversi da un ambiente inevitabilmente scuro.

Fondazione ICA trae la propria ispirazione allo stesso modo. Un luogo diverso, informale, inclusivo. Dove l’eleganza risiede nelle idee, dove il pensiero filosofico si unisce a quello artistico per ripensare la cultura, l’economia e società, dove il luogo è un mezzo non il fine. Un luogo illuminato che nasce dall’idea di restituzione e non dal profitto che non poteva che essere immaginato che a Milano città viva, internazionale, postindustriale. Un luogo ibrido in tempi ibridi in cui si incrociano impresa, cultura, professioni, l’idea del give back, la capacità di declinare tutto questo, la libertà per farlo. E non è un caso che Fondazione ICA nasca qui grazie alla volontà Lorenzo Sassoli de Bianchi che la presiede, Enea Righi, Giancarlo Bonollo, Bruno Bolfo e Alberto Salvadori, il suo direttore, un gruppo appassionato di imprenditori, collezionisti, esperti che fa da catalizzatore di professionalità diverse che riassumono le arti liberali del Trivio e del Quadrivio in un dialogo collettivo e multiforme. È cultura che si fa impresa, impresa che fa cultura in un luogo non solo fisico in cui le capacità umane di apprendimento continuo, le arti liberali tutte, quelle letterarie e quelle scientifiche intese in senso ampio abbiano libero accesso e nutrimento reciproco.

In un’epoca in cui all’intelligenza artificiale di AlphaZero bastano 9 ore di apprendimento per diventare il più impressionante e finora imbattibile campione di scacchi, un luogo di riflessione in cui anche il tempo sia un valore diventa necessario, resistente, futuro. Un centro di pensiero e di costruzione, di riflessione e non solo di esposizione. Un sistema di relazioni e idee, un punto di osservazione, elaborazione, progettualità. Un progetto di ecologia della cultura come lo definisce Salvadori di studio (oikos) della casa, dell’ambiente (logos).

Un luogo attento alla multiformità del pensiero e dei mezzi di comunicazione del pensiero contemporaneo, Nessun retore o filosofo ha definito l’arte dell’occasione, il kairos, disse Dionigi. Kairos è il tempo debito, quello propizio. È ciò che amplia il nostro tempo e ci dà l’opportunità di capire. E Fondazione ICA, nei suoi intenti, vorrà essere proprio questo: una factory un corpo attivo, una presenza propulsiva, uno spazio libero in cui la contemporaneità possa essere declinata, farsi progetto. Un luogo di trasformazione e il tempo per farlo. Un’occasione, appunto.

Talvolta devi rompere il vuoto per creare la trasformazione. Talvolta devi lasciare la tua casa per trovare la casa. ICA fa questo. Non un museo, quindi. Non uno spazio espositivo o quantomeno non solo. Uno spazio di discussione in cui cinema, pittura, filosofia, impresa, cultura, ceramica, seminari, formazione, arte (qualsiasi cosa voglia dire) possano contribuire alla capacità di visione laterale della società. Alla crescita, alla trasformazione.

Qualcosa di nuovo o, quantomeno, diverso rispetto al panorama preconcetto che troppo spesso rimane ancora a discutere solo del binomio tutela/valorizzazione. Assorbire e mischiare, quindi. Abbattere e costruire, imparare e ripartire. Capire, finalmente, che siamo ancora capaci di meravigliarci. Di sognare. Di credere, nonostante tutto, alle persone e di volerle incontrare. Di sapersi attraversare.

Think different potrebbe essere il suo motto perché la realtà è quella che è e non la conosciamo mai abbastanza per permetterci di non pensare in maniera differente, di non avere una visione che ci permetta di immaginare un futuro che sia un po’ più in là. In fondo è semplice e basta la curiosità di capire, di leggere i particolari ovunque siano. E non servono muri perfetti perché è nelle imperfezioni che c’è l’umanità. Servono onestà intellettuale e poche regole. Perché a volte ci rendiamo impossibile la vita da soli mentre per un Sapeur le regole sono solo tre:

• Mai più di tre colori nello stesso outfit
• Niente bretelle se non hai la pancia
• Il portamento è importante: è camminando che possono essere ammirati i dettagli. Calze incluse.

Partiamo da ICA.

@ Riproduzione riservata

di Franco Broccardi


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