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Studi e ricerche

Imprese culturali e creative, l’indagine Intesa Sanpaolo-Mediocredito Italiano

Pubblicati i risultati della ricerca sui fabbisogni finanziari delle ICC italiane

La Direzione Studi e Ricerche di Intesa San Paolo e Mediocredito Italiano hanno presentato, nei giorni scorsi, gli esiti di una ricerca volta a delineare i fabbisogni finanziari delle imprese culturali e creative italiane, settore che nel belpaese occupa 830mila persone, ovvero il 3,6% degli occupati nazionali. “Le imprese culturali e creative rappresentano un volano fondamentale, sia per l’impatto diretto sull’occupazione, mediamente più giovane e qualificata, sia per il contributo alla capacità innovativa e creativa e alla coesione sociale. Abbiamo pertanto voluto, insieme ai colleghi del Mediocredito Italiano, esplorare meglio questo mondo complesso e variegato, focalizzando l’attenzione sui fabbisogni finanziari di queste imprese” afferma Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo.

Condotta nel periodo febbraio-maggio 2019 in collaborazione con Fondazione Fitzcarraldo e con il supporto di alcune delle principali associazioni di categoria del settore (AESVI, AGIS Lombardia, AIE, Federculture e Federvivo), la ricerca ha previsto la somministrazione di un questionario a 119 soggetti attivi nei comparti: spettacolo dal vivo (50%), organizzazione/servizi (22%), editoria (17%) e sviluppo di videogiochi e contenuti multimediali (11%). Circa il 70% del campione era composto da imprese culturali, caratterizzate da una prevalenza di fonti di finanziamento pubbliche, e la restante parte da imprese creative con modelli di business analoghi a quelli del comparto industriale e alla vendita di prodotti e/o servizi.

Dall’indagine emerge un quadro caratterizzato da prospettive di crescita e una buona propensione ad investire: oltre la metà degli intervistati si aspetta un aumento delle attività nel biennio 2019-2020, oltre il 60% dichiara che investirà in particolare in comunicazione e marketing, l’82,4% dichiara di aver realizzato investimenti negli ultimi 3 anni e il 67,2% prevede di fare altrettanto anche nei prossimi 3 anni, il 28,8% in maniera significativa. Il ricorso a fonti finanziarie esterne all’impresa caratterizza oltre la metà delle imprese, e il 60,5% delle imprese culturali, per le quali, oltre al credito bancario, sono rilevanti anche contributi su progetti e sponsorizzazioni. Da un’analisi dei flussi di cassa emerge una maggiore fragilità di quest’ultima categoria, a fronte di un 57% di imprese creative che ritiene i propri flussi di cassa sufficienti per sostenere un ulteriore indebitamento, e solo il 21% invece insufficienti (solo il 3% ritiene i flussi insufficienti alla copertura del debito presente). Quanto ai fabbisogni finanziari, si delinea la necessità di finanziamenti a medio lungo termine, con durata e modalità di rimborso diversificate in funzione delle attività svolte dalle imprese, anche alla luce di cicli di produzione e/o investimenti che, per il 64% degli intervistati, vanno oltre l’esercizio finanziario (67,4% delle imprese culturali, 54,5% delle imprese creative). Rilevante è anche il finanziamento a breve termine, a differenza del ricorso al capitale di rischio, indipendentemente dal settore di attività. Oltre a strumenti finanziari adeguati, il campione esprime la necessità di interlocutori qualificati, e quindi di una diversa interazione con gli istituti bancari, che dovrebbero proporre soluzioni specifiche per questa peculiare categoria di imprese, operante in un contesto già particolarmente complesso. “Nel loro sviluppo pesa l’incertezza dei contributi pubblici per le imprese culturali e in modo più trasversale il peso della burocrazia e il difficile accesso alle risorse. La mancanza di finanziamenti è particolarmente sentita assieme anche ad un contesto complesso fatto tanto di minacce quanto di opportunità a causa del profondo cambiamento nelle modalità di fruizione di beni e servizi culturali e creativi. Per sostenere lo sviluppo di questo settore particolare occorrono soluzioni finanziarie dedicate, capacità di valutazione dei molti asset immateriali e interlocutori bancari specializzati” afferma Stefano Firpo, Direttore Generale di Mediocredito Italiano.

Un futuro, quello delle imprese culturali e creative, per cui sarà fondamentale un sempre maggior investimento in marketing e comunicazione, oltre a capitale umano qualificato, innovazione tecnologica e di prodotto, e un ventaglio di strumenti finanziari su misura.

@Riproduzione riservata

di Maria Elena Santagati


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