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Studi e ricerche

Il settore culturale e creativo in Europa. Tendenze, scenari e opportunità

Stato dell’arte e possibili evoluzioni per il settore nei prossimi 10 anni. I risultati di uno studio europeo che ha coinvolto organizzazioni e attori chiave.

© European Parliament, Policy Department for Structural and Cohesion Policies, Directorate-General for Internal Policies

Commissionato dal Committee on Culture and Education del Parlamento europeo e realizzato da KEA European Affairs e PPMI, lo studio “Culture and creative sectors in the European Union – Key future developments, challenges and opportunities” presenta le possibili evoluzioni del settore culturale e creativo alla luce dei cambiamenti in corso a livello economico, sociale, politico e tecnologico. L’analisi si compone di una prima parte di descrizione dello stato dell’arte e di una seconda parte di previsione di possibili scenari per i prossimi 10 anni, testati anche attraverso la consultazione con numerosi attori del settore. Con l’obiettivo di individuare i principali fattori e tendenze che potranno incidere sullo sviluppo del comparto culturale e creativo, il gruppo di ricerca ha infatti somministrato un questionario al quale hanno risposto 187 organizzazioni, a cui si è successivamente aggiunto un workshop per la votazione dei possibili scenari ipotizzati, attraverso una scala di probabilità da 1 a 5, con 16 rappresentanti di organizzazioni di riferimento del settore (es. IETM, Culture Action Europe, Europa Nostra etc.). Attraverso l’elaborazione degli scenari, è stato inoltre possibile individuare una serie di raccomandazioni di policy per il settore culturale e creativo, nonché suggerimenti per strumenti e meccanismi di supporto dello stesso a livello europeo.

Stato dell’arte
Che il settore culturale e creativo sia in crescita in molti paesi europei e che giochi un ruolo non secondario nei processi economici e sociali sono dati ormai evidenti. Nel 2016 si registravano 6,7 milioni di occupati nel settore a livello europeo, con una crescita del 4,3% per numero di imprese dal 2008 al 2016, che nel 2016 rappresentavano il 10% del totale delle imprese nel comparto business (European Investment Fund (2019), Market analysis of the Cultural and Creative Sectors in Europe). A questo trend di crescita si aggiungono elementi che attribuiscono a questo settore un ruolo primario per lo sviluppo di società inclusive e resilienti, ovvero l’incidenza del fattore creatività per l’innovazione in molteplici settori, il contributo della cultura allo sviluppo territoriale e urbano, l’importanza della partecipazione culturale quale acceleratore del cambiamento sociale, il ruolo del settore culturale nei rapporti diplomatici e nel favorire una comunicazione coerente con gli ideali europei nonché corretta e veritiera, elemento tutt’altro che trascurabile a fronte dell’attuale deriva populista. Alla luce di ciò, quali tendenze è possibile individuare nel settore? Quali fattori possono incidere nel suo sviluppo nei prossimi anni?

Tendenze
Un primo elemento riguarda un settore che si caratterizza per una maggioranza di piccole e medie imprese e per un’elevata frammentazione, anche alla luce della diversità delle espressioni culturali. Frammentazione che inevitabilmente porta con sé delle difficoltà relative alla distribuzione e circolazione delle opere, ma anche alla difesa degli interessi e delle condizioni economiche e sociali degli occupati nella creazione indipendente. A questo si aggiunge un mutato quadro finanziario per il settore culturale e creativo, per cui a fronte della riduzione della spesa pubblica per la cultura – ridottasi del 3% nel periodo 2007-2015 in Europa (Fundacio Catalunya Europa (2018), Public spending on culture in Europe 2007-2015, for the European Parliament) e mediamente pari allo 0,45% del PIL nel 2016 (The Budapest Observatory (2018), Public Funding on Culture in Europe 2004-2016) – emerge la necessità di modelli di business tali da garantire la sostenibilità delle organizzazioni culturali e creative, anche attraverso il ricorso a strumenti finanziari privati, che per questa tipologia di organizzazioni risulta tuttavia particolarmente arduo e complesso. Proprio in questa direzione si situa la creazione della Creative Europe Guarantee Facility, legata al programma Creative Europe e gestita dall’European Investment Fund, sistema di garanzia che funge da assicurazione per gli intermediari finanziari che concedono finanziamenti a organizzazioni del settore. Un terzo elemento di interesse riguarda la necessità di una forza lavoro che abbia competenze sempre più variegate − creative, digitali, manageriali e imprenditoriali − e di capacità creative a livello di singoli cittadini, a rischio anche a fronte di un’educazione artistica sempre più rara. Il settore culturale e creativo può giocare infatti un ruolo determinante per lo sviluppo di un pensiero critico in un’epoca caratterizzata da larga disinformazione. Un’ulteriore sfida è rappresentata dal notevole impatto delle nuove tecnologie nel settore, che, se da un lato comporta un adattamento delle organizzazioni alle nuove esigenze e competenze necessarie, dall’altro offre nuove possibilità per la creazione e la distribuzione delle opere, il coinvolgimento dei pubblici etc. La combinazione creatività e tecnologia potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per contribuire al perseguimento di obiettivi di sviluppo sociale attraverso un’innovazione responsabile e umano-centrica. Un quinto aspetto, sempre legato alle tecnologie, riguarda il cambiamento nell’accessibilità e nel consumo culturale, da queste fortemente modificati, a cui fa seguito la necessità di ri-pensare la relazione delle organizzazioni culturali e creative con i propri pubblici e consumatori, anche attraverso un’ibridazione di pratiche e un nuovo ruolo di questi ultimi nei processi artistici e organizzativi. Un’ulteriore sfida per il settore culturale e creativo è senza dubbio quella legata all’operare in un mercato globale con realtà internazionali che si impongono anche a livello europeo, da cui la necessità di favorire la mobilità e l’internazionalizzazione, processi spesso ardui per le organizzazioni del comparto. Una settima tendenza riguarda l’aspetto ambientale, a un duplice livello: da un lato, le organizzazioni del settore possono favorire lo sviluppo di una maggiore sensibilità verso le tematiche a questo legate, come quello della sostenibilità, dall’altro devono impegnarsi in prima linea per rivedere i propri modelli operativi al fine di ridurre le proprie emissioni. Un ultimo aspetto riguarda l’attenzione crescente rivolta al settore da parte delle istituzioni europee, che sempre più lo includono tra le proprie priorità e strategie e nei propri programmi di finanziamento, come dimostra anche la nuova Agenda europea per la cultura adottata nel 2018 (nel Documento è disponibile una sintesi delle misure adottate dalla Commissione europea a livello culturale).

Scenari possibili
Lo Studio presenta i possibili scenari di sviluppo per il settore culturale e creativo a livello europeo in diverse aree: economica, di policy, sociale, tecnologica, ambientale, delle relazioni culturali internazionali, democratica e della libertà artistica, considerando anche prospettive e scenari negativi e non auspicabili (nel Documento è disponibile la lista dei singoli scenari individuati per ciascuna area). Le risposte registrate attraverso il questionario e il workshop di validazione sono concordi rispetto ad alcuni scenari più generali e dissimili in altri casi. Gli scenari considerati più plausibili per i prossimi anni riguardano le possibilità che il settore contribuisca a un cambiamento sociale e individuale rispetto alle tematiche ambientali (indice di probabilità pari a 4,2), che la consapevolezza da parte dello stesso settore in merito alla sostenibilità aumenterà nei prossimi 10 anni (4,1), che il settore costituirà un driver sempre più significativo per l’attrattività territoriale (4), che la tecnologia contribuirà alla crescita di alcuni sottosettori (es. audiovisivo e videogiochi) (4), e che il settore contribuirà allo sviluppo di valori condivisi quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani e la libertà di espressione (3,9). Tra gli scenari negativi, la possibilità che le piattaforme digitali impatteranno sull’etica e sulla diversità culturale del settore (4,3), che aumenteranno i casi di censura e di violazione della libertà espressiva a livello artistico (3,9) e che il peso crescente dei big data inciderà negativamente nel settore (3,9). Le risposte maggiormente discordanti sono state rilevate in relazione alla possibilità che il mercato internazionale dei prodotti culturali sarà dominato da grandi paesi europei, che l’accesso al settore culturale e creativo resterà difficile nelle aree rurali o periferiche, che la polarizzazione delle risorse per il settore non sarà adeguatamente gestita dai policy makers. Da rilevare inoltre che sono considerati plausibili, e quindi senza particolari evoluzioni negli anni a venire, lo scenario per cui il settore culturale e creativo soffrirà di una riduzione dei finanziamenti nei prossimi 10 anni (3,6) e quello per cui gli occupati del settore permarranno in condizioni economiche e sociali sfavorevoli (3,7).

Raccomandazioni di policy
Lo Studio propone raccomandazioni di policy al Committee on Culture and Education in sei differenti aree: diversità culturale, mercato del lavoro, competenze e formazione, sostenibilità delle organizzazioni e dei modelli di business, diversità e inclusione, ruolo dell’arte e della cultura nelle democrazie europee, nonché suggerimenti relativi ai programmi chiave di supporto del settore. Le raccomandazioni spaziano dalla ridefinizione delle opportunità formative per il settore − includendolo in altre politiche e programmi esistenti −, alla tutela di forme di lavoro atipico − anche fissando standards per lavoratori autonomi o freelance −, dall’impegno per preservare la diversità culturale − ad esempio monitorando l’attuazione dell’Audiovisual media services directive , a quello per analizzare e monitorare l’occupazione nel settore, l’accessibilità etc. A livello di programmi europei, lo studio suggerisce quanto segue: assicurare che il budget di Creative Europe non venga ridotto durante le negoziazioni; garantire adeguato supporto alla Innovation Community per il settore culturale e creativo in fase di costituzione nell’ambitodell’European Institute of Innovation and Technology; garantire una chiara linea di azione, un modello di governance e un budget per la strategie europea relativa alla cultura nelle relazioni esterne; considerare il futuro programma Horizon come un’opportunità per potenziare la ricerca e l’innovazione nel settore culturale e creativo; prevedere il finanziamento di un’azione preparatoria per sostenere progetti di innovazione sociale nel settore che favoriscano lo sviluppo di narrative europee a livello locale.

Uno studio che si rivela uno sforzo di analisi, di previsione e in parte di programmazione per un settore in crescita e in rapida evoluzione, dalle innumerevoli potenzialità, che potranno trovare attuazione a condizione che il fenomeno venga conosciuto in tutte le sue componenti, in primis da chi lo genera, nonché monitorato, con un sostegno dei policy makers possibilmente sempre più incisivo e costante.

@ Riproduzione riservata

di Maria Elena Santagati


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