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I Bulgari a Castel Sant'Angelo e Palazzo Venezia

Si articola tra le due sedi una mostra sulle creazioni della stirpe di gioiellieri

Veruschka su «Vogue Usa» di marzo 1970 con un sautoir Bulgari in oro e pietre preziose. Foto: Franco Rubartelli

Dopo l’Unità d’Italia Roma cerca di darsi un volto di capitale di una nazione giovanissima. La borghesia si affretta a costruire palazzi, abitazioni, servizi, luoghi di svago per la nuova classe politica e la burocrazia, mentre il clero e l’aristocrazia si vendono i terreni. In questa atmosfera febbrile le famiglie di antiquari, orologiai, gioiellieri aprono nella zona intorno a piazza di Spagna. Nel 1884, dopo una vicenda avventurosa, che prende avvio da una famiglia di orafi armeni in una cittadina dell’Epiro in Grecia, Sotirio Bulgari (1857-1932) apre il suo primo negozio in via Sistina, ma è al civico 10 di via Condotti (sede ancora oggi del negozio di famiglia) che inizia a forgiare gioielli, argenteria, tratta oggetti d’arte antichi e moderni e prima della fine della grande guerra li esporta dall’Europa alle Americhe.

Si snoda tra Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia la mostra «Bulgari, la storia e il sogno» (fino al 3 novembre), un progetto espositivo organizzato e prodotto dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, e da Bulgari, curato dalla storica e sociologa della comunicazione di massaChiara Ottaviano e da un comitato scientifico. «La mostra approfondisce la storia della famiglia Bulgari fino agli anni ’90 del ’900, spiega la Ottaviano. Ora il marchio è del gruppo Lvmh, che lo ha voluto fedele a una tradizione dell’alto artigianato orafo ma coniugato con la tecnologia più sofisticata per la produzione in serie di gioielli destinati a una clientela diversificata, affrontando le sfide della commercializzazione planetaria».

Tra le due guerre il negozio romano è frequentato dall’aristocrazia papalina e sabauda e dall’alta borghesia fascista. È l’ereditiera americana Dorothy Taylor, moglie del conte Dentice di Frasso, che intreccia una love story con il più giovane e già famoso Gary Cooper, a rendere ambiti dal cinema americano i gioielli di Bulgari. Il dopoguerra si apre con le nozze di Tyrone Power e Linda Christian, che per l’occasione si rivolgono alla maison. Bulgari e la moda italiana diventano emblema della Dolce vita romana colta e internazionale. Nel 1971 si apre il negozio a New York. Per  Andy Warhol Bulgari è l’icona glamour degli anni ’80.

L’itinerario espositivo, che conta oltre 150 gioielli della collezione Heritage dell’azienda e di privati,  apre con i pezzi in argento realizzati dal capostipite, prosegue poi con i gioielli in oro per l’élite romana tra le due guerre, tra cui un orologio da taschino in oro bicolore (1938) acquistato da GaleaZzo Ciano, un portasigarette in oro bicolore e rubino (1939), donato da Luchino Visconti al venticinquenne Alain Delon Nella sezione dedicata alla «Hollywood sul Tevere», sono strepitosi gioielli in platino, diamanti e altre pietre preziose, ma anche i premi David di Donatello assegnati a Marilyn Monroe e ad Anna Magnani.

Di quest’ultima figurano numerosi gioielli tempestati di pietre preziose, insieme ad altri appartenuti a Lauren Bacall, Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor. Spiccano i gioielli icona in oro con le monete antiche e i pezzi modulari (anni ’80 e ’90), concepiti per una donna ormai in ascesa nel modo professionale. Ai preziosi si affiancano capi firmati dei couturier del tempo (collezione di Cecilia Lavarini Matteucci), documenti d’archivio inediti, foto d’epoca e filmati, cercando così di ricreare una temperie che ha dato vita a quel Made in Italy tanto ambito nel mondo del Novecento (catalogo Rizzoli).

@Riproduzione riservata

di Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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