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ARNAULT E PINAULT | I due Roi Soleil

L’acerrima rivalità tra due miliardari ormai più potenti dello Stato

Bernard Arnault

Sono ricchi, celebri e rivali. Per il pubblico sono i nuovi Medici. Gli anglosassoni, per via della sua bulimia negli acquisti, soprannominano Bernard Arnault, leader mondiale del lusso, il «lupo in cachemire». Lo scorso luglio, «Forbes» rivelava che, grazie all’impennata delle quotazioni di borsa del suo gruppo, Arnault aveva sorpassato Bill Gates, salendo al secondo posto nella lista dei patrimoni mondiali. Di questo passo potrebbe essere incoronato un giorno l’uomo più ricco del pianeta.

Ci vuole ancora invece perché la sua collezione d’arte raggiunga o sorpassi quella del suo rivale, François Pinault, il «mercante del legno» come lo soprannominava l’establishment, che si prepara a diventare uno dei primi collezionisti al mondo. Pinault o Arnault, chi vincerà? Negli affari non c’è più battaglia. Arnault è il numero 1 del lusso. Pinault ha lasciato al figlio François-Henri il compito di difendere i colori dell’azienda. Il loro duello però continua sulla scena dell’arte.

In un mondo dove chi esce vittorioso dal capitalismo mondializzato cerca di distinguersi per affermare il proprio successo, una collezione d’arte contemporanea rappresenta la distinzione suprema. Segno di appartenenza a un club esclusivo: chi lo presiede è il re del mondo! I due miliardari, che da più di vent’anni si battono per una corona a misura del loro ego, lo sanno[…]. Avendo iniziato per primo, prima che la follia per l’arte contemporanea conquistasse le folle, François Pinault è sembrato a lungo il pretendente più legittimo al titolo.

Da parte sua, Bernard Arnault ha riunito una collezione aziendale che rappresenta innanzi tutto un sostegno straordinario al suo impero basato sul matrimonio tra lusso e arte. Ma la ruota gira. Arnault, l’intruso della scena artistica, ha infatti acquisito via via una certa legittimità, malgrado il cliché dell’industriale ricco e privo di sensibilità. In un primo tempo per aver finanziato le mostre dei grandi musei nazionali poi, dopo il fallimento con la casa d’aste Phillips, acquistata troppo cara, per aver creato la sua fondazione d’arte contemporanea [la Fondation Louis Vuitton, Ndr].

Quest’ultima, espressione della sua volontà di potere, diventata il marchio identitario del gruppo, gli ha permesso di gettare un ponte verso l’universo dell’arte. La sua collezione, che rivela un poco alla volta, sta raggiungendo quelle dei mega collezionisti. Vantaggio per Arnault? Pinault, allergico allo statuto di fondazione, che gli impedirebbe di affinare la collezione solo in base al proprio gusto, ha seguito un altro percorso.

Costretto dalla burocrazia, e dalle sue proprie contraddizioni, ad abbandonare il progetto faraonico di museo sull'île Seguin, e proprietario sin dagli anni 90 di Christie's, prima società di vendite all'asta, Pinault ha privilegiato un tipo di collezione singolare, iconoclasta, d'avanguardia. Collezione che si sta scoprendo lungo le mostre tematiche di Venezia ma che ha deciso di rimpatriare, nel cuore di Parigi, alla Bourse de Commerce completamente ristrutturata. Vantaggio per Pinault? Ufficialmente i due miliardari hanno concluso la pace. Ma la battaglia delle ambizioni continua.

La lotta tra questi due uomini fatti per gareggiare e che aspirano entrambi allo stesso posto, il primo, finirà mai un giorno? Il Teleton dei miliardari, scatenato nella primavera 2019, per la ricostruzione della cattedrale Notre-Dame de Paris, mostra che la battaglia non è finita. Nessuno dei due vuole lasciare all'altro il monopolio della generosità (né un vantaggio sul piano dell'immagine!). Donare è bene, ma donare di più è meglio. E pazienza se si frustrano i donatori più modesti desiderosi, anche loro, di partecipare al salvataggio di un pezzo di storia[…]. I nemici dei due uomini - e ce sono a legioni – temono ora gli eccessi del loro potere.

I due tycoon, che sognano di diventare i nuovi Lorenzo de' Medici e John Rockefeller, non sono dei santi. Se l'arte ha nobilitato i loro affari, spronato i loro benefici, scolpito le loro statue, i due si comportano spesso come dei predatori[…]. Di fronte a uno Stato senza argomenti né risorse, che ha abbandonato ai privati il compito di rivoluzionare le cose, i due amatori diventati precettori hanno dato visibilità internazionale a artisti nazionali e riposizionato il paese sulla scena e il mercato dell'arte.

Lasceranno inoltre in eredità ai parigini due magnifici musei (gli edifici e forse, un giorno, anche le opere). Meritano rispetto[…]. Questo libro è la storia della loro guerra segreta. Una guerra il cui vincitore a sorpresa potrebbe essere proprio il pubblico francese.


dall’introduzione di La guerre secrète des milliardaires de l'art, Éditions de L’Observatoire, Parigi 2019, pp. 352, € 21,00 (traduzione di Luana De Micco)

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Riproduzione riservata

di Jean-Gabriel Fredet, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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