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‘OPEN SOURCE’. Art Verona chiama le imprese

In occasione del 50° anniversario di Vinitaly, ArtVerona inaugura il nuovo format OPEN SOURCE, con presentato Antinori Art Project, piattaforma di interventi sull’arte contemporanea di una delle aziende vinicole più antiche e conosciute, Marchesi Antinori. Quando l’arte diventa forte strumento di posizionamento delle eccellenze produttive. Nel mondo

Open Source

Verona, 10 aprile 2016. E’ un’anticipazione suggestiva di ciò che sarà la prossima ArtVerona/Art Project Fair, la fiera d’arte moderna e contemporanea che si terrà a Veronafiere dal 14 al 17 ottobre prossimi. E’ stato infatti presentato il progetto OPEN SOURCE ed il luogo scelto per l’occasione è decisamente significativo: stiamo parlando di Vinitaly, evento fieristico di punta di settore a livello mondiale, che ha festeggiato il 50° traguardo con un’edizione speciale alla presenza, nella giornata inaugurale, del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Solo qualche dato che restituisce il segno della sua rilevanza: Vinitaly ha ospitato 130mila operatori, dei quali 50mila da 140 paesi, con 28mila top buyer accreditati.

Quale la ragione di un matrimonio tra la fiera vinicola e quella d’arte contemporanea? Il vicepresidente di Veronafiere, Guidalberto di Canossa ha specificato che le due fiere, entrambe marchi del suo ente, « contengono passioni e interessi per l’arte. Vinitaly deve interpretare i gusti delle persone, il vino è un mezzo di espressione, cultura come lo è l’arte. Unire questi mondi significa metterli in comunicazione, cominciando dal rilevare che molte delle persone che producono vino sono anche collezionisti. La funzione della nostra fiera non è solo quella di esporre oggetti o tecnologia ma anche di incontrare le persone». Un’operazione lungimirante per creare sinergie, in un territorio con un’imprenditoria vitale come quello veronese, con un focus sulla commistione tra enogastronomia - cultura ma contestualmente su grandi cantine - architettura, enoturismo ed, infine, su responsabilità sociale.

Il progetto nasce da un’idea di Andrea Bruciati, direttore artistico di ArtVerona dal 2014 , che dagli esordi ha lavorato su un nuovo modello « rispetto alle analoghe manifestazioni di arte contemporanea. Potremmo definirla ‘fiera espansa’: ovvero un’occasione diversa dal punto di vista dei luoghi e dei tempi, che interessa non solo l’ambito dell’economia ma anche quello del pensiero: la cultura genera economia». Bruciati cita, a tal proposito, il rapporto di UnioncamereIo sono cultura’, relativo al 2014 e dal quale si evince che il 17 % del PIL in Italia è prodotto dalla filiera culturale. «Per trovare il trait d’union tra due mondi apparentemente distanti nasce questa idea di aprirsi al discorso imprenditoriale rapportato alla cultura entro l’arte visiva contemporanea. Il sottotitolo è Art Project Fair è molto importante poiché esemplifica l’idea di innovazione e sperimentazione, insieme alla progettualità, elementi che connotano anche il tessuto imprenditoriale, soprattutto quello del Nord-Est d’Italia». Da qui nasce l’idea di una piattaforma che genera gemmazioni, non limitate esclusivamente ai tre giorni della fiera ma che, sia dal punto di vista culturale sulla città, che dal punto di vista economico sul territorio, si ponesse in maniera differente. Specifica Bruciati « Si può parlare, in tal senso di fertilizzazione di un contesto spesso visto nella sua specificità produttiva, proponendosi come ‘motore’ dinamico e di stimolo nei confronti di una riflessione culturale. Gli interlocutori culturali in questi anni sono stati le istituzioni di Verona, in primis di quelle museali ma anche quelle dell’Accademia, della Biblioteca e Soprintendenza. A livello aziendale vorremmo intraprendere collaborazioni con i Giovani Industriali del Veneto e con Fondazione Bevilacqua la Masa. La presentazione di ArtVerona conclude sarà il 27 maggio e vedrà tutta una serie di iniziative, in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale di Achitettura di Venezia». L’idea sottesa è che il ‘creare rete’ e piattaforme sia l’unico modo per crescere e per arricchirsi.

Ad Alessia Antinori il compito di parlare del progetto artistico dell’azienda di famiglia, Marchesi Antinori, scelto come apripista: Antinori Art Project, che si è generato all’interno di una realtà architettonica nuova. « Da più di 26 generazioni la mia famiglia è coinvolta nel mondo del vino. Il progetto artistico nasce nel 2005 quando mio padre ebbe l’idea di far convergere la parte amministrativa e quella di produzione dell’azienda in un’unica sede fuori città, nel cuore del Chianti Classico, sulle colline tra Firenze e Siena». Portato a conclusione nel 2012, a seguito di 7 anni di lavori, ha integrato la architettonicamente l’edificio nel territorio, tramite due fenditure trasversali che forniscono luce. La cantina è stata realizzata da Archea Associati e dall’architetto Marco Casamonti. «Abbiamo selezionato il suo progetto in quanto legato al territorio, anche nell’utilizzo dei materiali tipici: le mattonelle di cotto dell’Impruneta (130mila) e il corten, che rende la cantina un luogo caldo. Fino a quel momento l’aspetto che interessava alla mia famiglia era mostrare la parte storica, che parte dal 1500 con la nostra collezione di arte antica, ma anche oggi interagire con l’universo contemporaneo, dialogando con l’architettura. Il concetto basilare è quello della ‘lunga visione’ che riguarda il passato ma altresì il presente e il futuro».

Il lavoro sull’arte contemporanea ha preso avvio nel 2009 e ha visto la sua messa in opera nel 2011. Specifica Alessia Antinori «Sono stata stimolata da colei che considero la mia mentore, Philippinede Rothschild di Chateau Mouton, ogni bottiglia è stata dipinta da un’artista famoso, all’insegna del motto ‘Vino è arte e arte e vino’». Il pensiero non è stato, tuttavia, quella di seguire questa linea ma di sviluppare dei progetti in cantina, che fossero legati ad artisti su opere site-specific, operando su temi importanti per la famiglia Antinori: la natura, il territorio, la tradizione e il tempo. Questi aspetti sono d’ispirazione per l’artista che giunge nella sede per realizzare la propria opera. Alessia Antinori tiene a sottolineare che«Il rapporto iniziale con l’opera contemporanea è più complesso rispetto a quello legato all’antico. E’ fondamentale puntare sull’eccellente qualità del progetto, scegliere l’artista e le opere, anche tenendo conto dei visitatori che tipicamente sono appassionati del vino e della struttura architettonica. Non è così ovvio che entrino immediatamente in sintonia con l’arte contemporanea. Occorrono lavori che possano essere compresi, che posseggano una specificità coniugata all’eleganza».
I risultati sono lusinghieri: i numeri fanno di questo spazio uno dei primi 10 attrattori culturali della Toscana. La cantina è aperta ai visitatori e si aggiunge alla parte produttiva/amministrativa quella dedicata all’accoglienza. Nell’ultimo anno sono stati registrati 40mila visitatori paganti. Un modello, quindi, vincente e che pone delle sfide per chi deve allestire un percorso di arte. All’inizio i progetti hanno riguardato la parte interna e ora coinvolgono la parte esterna.
Il direttore del progetto Chiara Rusconi, gallerista di A Palazzo, con sede a Brescia, considera che «Abbiamo preso le mosse dalla passione di Alessia per l’arte contemporanea ed il suo essere collezionista concentrando l’attenzione verso l’innovazione, la creazione, l’emozione, parole chiave nella pratica artistica». La cantina è stata considerata il contenitore perfetto per poter dare una continuità ad una tradizione. Continua Chiara Rusconi «Abbiamo pensato ad una piattaforma in cui vengono invitati, per ogni anno, due/ tre artisti a pensare ad un lavoro site-specific. L’organizzazione prevede che ogni 2 anni circa si cambi il curatore, per dare una visione sempre differente, anche nell’approccio sperimentale – ed ancora – il dialogo è molto importante e si esplica con collaborazioni sul territorio che anche noi cerchiamo di restituire, per esempio sostenendo i musei fiorentini o impegnandoci in workshop per discutere di arte contemporanea». Il confronto prosegue, contestualmente, nei confronti dei dipendenti favorendo dei lavori che lo sollecitino. A tal proposito la direttrice del progetto ha un appuntamento ogni 2 settimane in azienda, di interazione con chi ci lavora.
L’impegno si esplica parimenti nell’ambito della documentazione dei progetti, attività fondamentale e per la quale è stato attivato i progetto ‘ad hoc’ ‘Archiviazione’, con Mariuccia Casadio, concepito come una serie di interviste agli artisti, brevi e dinamiche, fondate su parole chiave che ripercorrono il lavoro intrapreso.

Anche Ilaria Bonacossa curatrice di Antinori Art Project, chiarisce che lavorare nella cantina è una sfida «Da una parte occorre non prescindere dal pubblico, quindi selezionare opere che abbiano il potere di parlare di arte contemporanea anche ai visitatori senza alcuna specifica preparazione, dall’altra l’architettura monumentale e fenomenale della cantina rende l’intervento complesso, per cui l’artista lascia un ‘segno’ in un contesto forte e strutturato, integrandosi con l’edificio ma anche con i suoi valori: il rapporto tra tradizione e modernità, tra natura ed industria». A tal proposito cita il lavoro di Thomas Saraceno che verte sulla biosfera, la cui prima è la Terra, e le opere di Giorgio Andreotta Calò, in cui l’elemento naturale si trasforma in scultoreo-monumentale ma richiama la vita del legno ed il passare del tempo. L’idea sottesa è che l’insieme dei segni lasciati dagli artisti e declinati temporalmente possano narrare una storia, in linea con la vicenda dell’azienda. Tutti gli artisti passano del tempo nella cantina, per comprenderne la natura ed il funzionamento del luogo produttivo.
L’artista Giorgio Andreotta Calò, parlando del processo creativo in Antinori ci dice di «aver visitato la cantina e la produzione, che funziona per ‘gravità’, ovvero senza l’ausilio di macchinari, utilizzando esclusivamente le leggi fisiche. Per me è stato interessante ragionare su ciò e sulla struttura dell’edificio, che mi ha suggestionato in merito all’intervento da operare nello spazio. Si trattava di individuare una forma che traducesse un pensiero, quello relativo al concept dell’azienda ma anche attinente alla passione. Ho ragionato per intuito ed intuizione». Al MAXXI l’artista è intervenuto, invece, nell’architettura modificandola. Qui si è individuato un segno che potesse essere in sintonia con il luogo, quindi la ‘gravità’ e la ‘verticalità’, concetto sul quale si struttura Clessidra (serie AB, 2015), l’ultima opera acquistata dalla cantina, in bronzo realizzato ‘a cera persa’, con una tecnica storica ma allo stesso tempo innovativa, in riferimento al Perseo del Cellini, ubicato a Firenze.

Secondo Giorgio Fasol, uno dei più noti collezionisti italiani, intervenuti alla presentazione «Il progetto Antinori è esemplificativo dell’amore verso l’arte coniugata con l’impresa, al fine di poter tracciare una strada oltre le mere parole, tramite fatti concreti. La difficoltà sta nell’interpretazione dell’arte contemporanea, che mostra l’invisibile, per questo mi affascina seguire i giovani artisti. Oltre 50mila si dichiarano tali in Italia ma davvero degni di nota saranno circa 250 e di questi 4 o 5 rimarranno nella storia. Occorre non ancorarsi troppo a confini, ma cercare il confronto con approccio di umiltà. Il mio amico Panza di Biumo sosteneva ‘Se ami l’arte, l’arte ama te ma se la vuoi sfruttare, essa sfrutta te». Gli items fondamentali sono quindi umiltà e passione, i quali hanno uno spazio di rispecchiamento nella tradizione che si fa scoperta.

© Riproduzione riservata

di Milena Zanotti


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